Lettera alla redazione “Voci di Cortina”
Ho letto con attenzione l’ultima lettera pubblicata da questa redazione (QUI per leggere la lettera) e desidero offrire il punto di vista di chi a Cortina ci vive ogni giorno, non soltanto per due settimane durante le festività natalizie o ad agosto. È comprensibile che accontentare tutti sia impossibile, ma mi domando che cosa alcuni abituali frequentatori — spesso pronti a sollevare critiche puntuali — si aspettino realmente.
Si afferma che “Cortina è rimasta al medioevo” e che dovremmo “imparare dall’Alto Adige”. La verità è che Cortina si sta rinnovando: si lavora sulla viabilità, sugli impianti, sulle infrastrutture. Tuttavia, ogni progresso passa inevitabilmente attraverso i cantieri, e i cantieri comportano disagi. I lavori raramente rispettano le scadenze previste, ed è facile trasformare ogni ritardo in slogan di indignazione. Ma cosa dovremmo fare, allora? Non rinnovare nulla? Rinunciare a migliorare per non scontentare chi, pur criticando aspramente, ogni anno torna comunque?
Lo stesso vale per i continui paragoni con l’Alto Adige. Se davvero la differenza è così rilevante, perché continuare a scegliere Cortina? Forse perché, nonostante qualche difficoltà, questo paese conserva un’identità e un fascino che vanno oltre la perfezione amministrativa o la puntualità dei lavori pubblici.
Vorrei poi proporre una riflessione riguardo agli impianti di risalita. Il cambiamento climatico è sotto gli occhi di tutti: la quota neve si alza di anno in anno, le temperature restano sopra la media stagionale, e a metà novembre lo zero termico era intorno ai 4000 metri. Pensare che si possa innevare artificialmente ogni pista è irrealistico. I costi sono altissimi, a fronte di una stagione che si preannuncia difficilissima: gli impianti resteranno fruibili per un periodo ridotto e gli introiti, rispetto agli anni precedenti, rischiano di diminuire drasticamente senza poter contare sul benché minimo aiuto economico. È quindi sostenibile, per una società, investire milioni per aprire qualche pista in più? Tutti speravamo in nevicate abbondanti che potessero facilitare la situazione, ma nemmeno quest’anno è stato così.
Non scrivo queste righe per oppormi al turismo — che rappresenta la principale fonte di sostentamento per molte attività e famiglie — ma per richiamare l’attenzione su una specifica tipologia di turismo: quello che arriva pretendendo servizi d’élite semplicemente perché “paga e spende”, spesso senza considerare l’impatto che questa mentalità ha avuto sul territorio.
Il risultato è un paese allo stremo. Per i giovani che desiderano restare o trasferirsi qui, costruire una vita è diventato quasi impossibile: gli stipendi e il costo della vita viaggiano ormai su due binari che non si incontrano. Le attività economiche faticano a trovare personale proprio perché chi lavora ha bisogno di un alloggio, ma i canoni d’affitto — spesso superiori ai 1.000 euro per un monolocale — sono fuori dalla portata della maggior parte di normali lavoratori.
È così che tanti rinunciano a rimanere, non perché manchi la volontà, ma perché le condizioni materiali rendono impraticabile qualsiasi progetto di stabilità. Come si può pensare di costruire un futuro, magari una famiglia, quando il reddito non basta a sostenere le spese di base? Non sorprende, allora, che la popolazione residente continui a diminuire e che nel 2024 a Cortina siano nati soltanto 17 bambini: un dato che racconta più di qualsiasi polemica la difficoltà crescente di immaginare qui un domani possibile.
Con il passare del tempo trovare personale sarà sempre più complicato, e chi resta viene sovraccaricato di lavoro per sopperire alla carenza di organico. Prima di puntare il dito contro ciò che “non funziona”, sarebbe quindi opportuno che una certa categoria di turismo si interrogasse sul proprio ruolo e sul proprio contributo, smettendo di considerare Cortina come un parco divertimenti in cui tutto deve essere disponibile e impeccabile all’occorrenza.
Cortina non è un luna park: è un paese, abitato da persone che ogni giorno affrontano sacrifici — economici e personali — per preservare e offrire il meglio di questi luoghi. Non intendo difendere acriticamente il Comune o le istituzioni, ma non posso più rimanere indifferente davanti a polemiche sterili che, anno dopo anno, vengono riproposte senza alcuna volontà costruttiva.
Lettera firmata