Lettera di riscontro a «Non sempre si può fare di tutta l'erba un fascio»
    

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Lettera di riscontro a «Non sempre si può fare di tutta l'erba un fascio»

Lettere al giornale

08/08/2025

In data 29/7/2025 viene pubblicata sul giornale “Voci di Cortina” una accalorata difesa delle proprie radici e del proprio immobile, che dal punto di vista del singolo è lecita e comprensibile (leggi QUI). Chi non vuole difendere le proprie radici, i propri ricordi, le proprie case? È un concetto retorico a cui non si può opporre nessuna lamentela.

O meglio, quasi nessuna lamentela.

Se non per il fatto che i danni provocati da eventi “naturali” poi interessano le tasche di tutti, sia in fase di salvataggio nell’immediato, sia nel contenere i danni successivi, sia nel ristorare i danneggiati, sia nel costruire opere di contenimento per prevenire… ecc.

Premesso che è impossibile salvaguardare tutte le costruzioni umane al 100%, perché la natura è più forte, si può anche pensare a mitigare il più possibile i danni subiti (mi ripeto, non è la natura a essere colpevole ma è sempre l’essere umano) con tutte le opere che si possano pensare, certo, ma forse anche con lo spostamento di edifici situati in zone dove è più alta la probabilità che succedano eventi dannosi.

Perché, ricordiamoci, la natura non fa danni a se stessa, una frana, un terremoto, un’alluvione, una tempesta, una valanga,…, non creano danni all’ambiente, creano danni solo alle zone antropizzate. Le zone NON antropizzate non ricevono danni, si modificano e si autorigenerano da sole.

Quindi, se noi vogliamo limitare i danni dobbiamo solo agire in funzione della probabilità che un evento naturale possa creare danni a zone antropizzate, anche spostando o eliminando edifici e persone da zone molto rischiose.

La frana di Cancia è documentata sin dal Medioevo, poi possiamo sicuramente verificare chi ha costruito in punti pericolosi e chi no, chi ha modificato l’alveo della colata e chi si è trovato in una situazione che prima era meno pericolosa o dopo lo è diventata (certo è che l’area attualmente ritenuta pericolosa, inserita nel cartello sulla strada ss51 e agli atti, è molto ampia…).

Non è detto che gli avi abbiano fatto sempre cose giuste e noi umani moderni siamo gli unici ad essere stolti: è aumentata sicuramente l’avidità umana e diminuita la capacità di pensare alle generazioni future e questo ci fa creare situazioni rischiose sempre più spesso per la ricerca dell’effimero e del contingente, ma anche nel passato sono successe situazioni dannose per cose e persone.

Noi abbiamo dalla nostra parte una maggior quantità di dati e di conoscenze, che mille anni fa se le sognavano, che però stoltamente non usiamo e continuiamo a costruire in zone pericolose.

Chi è il colpevole? Il singolo che vuol costruire proprio là? L’ente pubblico che rilascia autorizzazioni sbagliate? Gli enti che non controllano?

Per me tutti sono colpevoli …! Siamo tutti colpevoli, noi moderni e i nostri ascendenti.

Se vogliamo, possiamo cambiare, altrimenti continueremo a piangere per la case rovinate, per le persone, per le strade da rifare, per i ponti e altre infrastrutture danneggiate, ecc!

Non è il momento di recriminare un passato che non c’è più: di fronte ad un ambiente sempre più mutevole, sopravvive solo chi si adatta (cit. Charels Darwin), chi continua a cercare il formaggio sempre nello stesso punto (e invece qualcuno glielo sposta) è destinato a scomparire, bisogna andare a trovare il nuovo posto dove trovare il formaggio (Chi ha spostato il mio formaggio? Who moved my cheese? Spencer Johnson ).

Esempi recenti di stoltezze umane ce ne sono a iosa:

- a San Vito di Cadore (per non andare tanto lontano) qualcuno aveva costruito un edificio sopra il torrente, anche sotto il livello della piazza, poi qualche anno fa una piena glielo ha letteralmente bucato … (è colpa della montagna o della pioggia, vero?) Ora quell’edificio non c’è più …

- nel 2009 una famiglia è sopravvissuta al terremoto dell’Aquila, bene: si era trasferita, andando a vivere vicino ad Amatrice, nel 2016 ha subito un altro terremoto (buon per loro ancora sopravvissuti) è colpa del terremoto che segue quella famiglia, vero?!

- nelle pianure alluvionali dell’Emilia Romagna (non solo) si è costruito a ridosso degli alvei e poi quando piove molto i fiumi portano via tutto … (la colpa è del fiume, vero?)

- in Spagna a Valencia, nello scorso autunno, un’alluvione ha creato danni a sud della città: dopo un identico evento del 1957 avevano opportunamente deviato il corso del fiume dalla città (il cui alveo, fra l’altro, è diventato uno splendido parco cittadino): solo che non hanno concluso l’operazione di mitigazione del rischio, non hanno costruito una prevista vasca di contenimento a monte e hanno permesso di costruire nella nuova piana alluvionale. Risultato: la città si è salvata, la parte a sud dove scorre il nuovo canale è stata sommersa … (la colpa è delle piogge abbondanti, vero?)

- nella ipertecnologica America del nord ogni anno capita almeno un uragano, un tifone, una tromba d’aria che devasta vaste aree antropizzate (se quelle aree fossero vuote i danni sarebbero nulli)

- la nuova telecabina in zona Socrepes …. che sarà costruita in terreno franoso (la colpa sarà del terreno che si muove, vero?)

- nel 1963 l’acqua del bacino artificiale del Vajont si è scaricata con violenza su Longarone con circa duemila morti e un paese tutto da rifare: alcuni giornalisti famosi com Buzzati, Montanelli, Bocca hanno dato la colpa alla montagna classificandolo come evento eccezionale (salvo poi essere sbugiardati dalla signora Tina Merlin e dai successivi processi)

(NB l’allora presidente del consiglio Leone era venuto a piangere i morti, salvo poi 5 anni dopo prendere le difese della SADE come avvocato, salvo poi essere eletto presidente della Repubblica nel 1973...)

Continuiamo a costruire dove è pericoloso, continuiamo a lasciare le case dove è pericoloso, continuiamo a crederci superiori agli eventi naturali…

Continuiamo a vivere nella caverna guardando solo delle ombre pensando che siano oggetti visibili, dobbiamo uscire a vedere la luce vere e le cose nella loro realtà (rif. Platone)

Poi, però, almeno smettiamola di piangere!

Meditiamo gente, meditiamo...

 

Manuel Fantini