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UN OTTOBRE PER CHI RESTA

Antonio Alberti cuciarin

01/11/2009

Con domenica 25 ottobre terminava il giro delle malghe di Cortina: Peziè de Parù, Ra Stua e Larieto;

una buona idea per mettere assieme gli «indigeni» che restano quassù, abbarbicati alle tradizioni ed a quelle crode che, benché non siano loro perché sono novant'anni che il Demanio ne è proprietario e non molla l'osso, così bene sono state curate.

A Pezié, l'undici ottobre, c'era anche lui, forse dopo cinquant'anni.

Era passato di là molte volte, ma mai aveva imboccato la stradina verso il «brite

» da quando era un ragazzino;

in quel tempo Peziè de Parù era la malga dei Consorti della Regola di Pocol e tanti monticavano lassù le loro bestie, quando in Ampezzo ce n'erano ancora molte; c'era anche un toro, ed i ragazzini ne avevano un timore riverenziale; ma andavano lo stesso a guardarlo, mai però con un indumento rosso, convinti com’erano che li avrebbe rincorsi.

«Babo» Luigi Cuciarin era stato pastore e «tata» Catina Capaza «britera» negli anni quaranta e quindi era quasi di casa. Ci aveva anche dormito, su nel sottotetto: se lo ricorda per un grosso temporale nell’arco della notte che lo aveva spaventato per bene; l’indomani mattina aveva guardato il mondo: sembrava appena uscito dal «brento» dopo un bel risciacquo.

Il «brite» ovviamente era cambiato, la stalla era rimasta suppergiù quella che si ricordava; avrebbe avuto bisogno di un intervento per cambiare qualche trave del tetto, pensava, che in testa mostrava evidenti segni di marcescenza. Con suo padre andava spesso a funghi sotto i dirupi verso Vervei, e lui gli diceva: «Vai lì, dentro quella piccola conca, sicuramente troverai dei finferli». Non se lo facevo ripetere due volte: subito di corsa per far vedere quanto era bravo, forse meglio di lui nella ricerca;infatti, quando la stagione era propizia, in quel luogo ce n'erano sempre; se non altro perché c'erano meno cercatori: oggi sembra di essere in processione.

Erano solamente le undici, e prima che iniziassero le «danze», aveva voluto togliersi la voglia di ritornare sulle tracce di allora, con poche speranze e tanta dolce melanconia di quello che fu; per dirla con Marcel Proust: «A la recherche du temps perdu'» alla ricerca del tempo perduto, cosicché aveva iniziato a gironzolare per il bosco, arrivando proprio nei pressi di quella conca, così come tanti anni prima.

Pensieri come vecchie fotografie in bianco e nero ritornavano in superficie, come fosse salito sulla macchina del tempo: un bambino con i pantaloncini corti con tanta voglia di rovistare tra i cespugli, alla ricerca del tesoro dei pirati; quei finferli gialli che dopo avrebbe mostrato con tanto orgoglio: «Hai visto quanti!» e sotto quel cielo che solamente l'autunno sa regalare tra Croda da Lago, Cinque Torri e Tofana di Rozes, si era incamminato, a fare gli stessi gesti di allora; e, meraviglia, eccoli, piccoli ma sempre con lo stesso color giallo brillante; perbacco guardane qui degli altri! e subito più in là: acci… anche dei cantarelli! Non poggiava più i piedi a terra, volava alto una spanna, e intanto, dato che non aveva con sé niente di adeguato, li infilava con delicatezza in una manica della giacca a vento annodata in fondo; sì e no mezzo chilo di roba, niente in tutto quando la stagione è propizia, ma quasi a metà ottobre… non è da tutti gli anni sopra i 1500 metri.

Un'oretta, non di più, ma era come avesse viaggiato per tanto tempo, nei ricordi che sono fuori dal tempo e sono senza tempo: rimangono fino a quando sei in grado di ricordare, ed un luogo ti può aiutare molto, così come un sapore o un odore; ma si era fatta l'ora di tornare con i piedi per terra, o meglio, sotto una tavola con panino ben farcito di speck e una bibita, davanti il «brite», sotto un sereno da ingolosire e ingelosire, gente attorno che parlava con lui e come lui, che non si sentiva più forestiero, anche se quella era stata «casa sua» un tempo; ed i musici che suonavano qualcosa che da sempre faceva parte del suo repertorio e mai dimenticato; in quei momenti, poteva desiderare di più? Se glielo avessero chiesto, non avrebbe saputo dire cosa.

Il giorno dopo, la sua signora aveva cotto la polenta e cucinato quei pochi funghi in umido, una bella fetta di formaggio di malga sopra: era il cibo degli Dei; o solamente qualcosa di ben condito dai sapori del tempo che era passato, e che per un lieve lasso si era rifatto vivo, quando allora suo padre gli diceva: «Guarda lì, dentro quella conca, sicuramente…».