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Il potere visto da Italo Squitieri

Roberto Pappacena

01/04/2012
Esplorando nella mia biblioteca ho riscoperto un volume bellissimo che propongo all'attenzione del lettore per la sua sconvolgente attualità: «Il Potere», di Italo Carlo Sesti, dedicato al pittore lucano Italo Squitieri, vissuto, come tutti sanno, per molti anni a Cortina. Personalmente ho seguito con gioia l'attività pittorica dell'amico Italo Squitieri, e debbo dire che questo volume, èdito nel 1978, mi appare tuttora di una attualità sconvolgente. Poeta della pietra, Squitieri ha fermato in immagini lapidarie di un espressionismo addirittura aggressivo, le forze direttrici della storia, che sembrano schiacciare l'uomo senza via di scampo. Nella pittura "Il Sesso", una congerie umana come di forsennati dannati, dà la scalata a una statua totemica di gesso, tutta ventre e poppe, che serba una parvenza di classicità, un ideale svuotato e screpolato di bellezza antica. Nelle altre figurazioni l'umanità appare dissolta, annichilita sotto il pesodei crani mostruosi, delle sfingi indifferenti, dei robot di pietra, delle forme megalitiche che sono i veri padroni della nostra vita. È questa, senza dubbio, la pittura nera di Squitieri, la verità più feroce che gli sia scaturita dalla fantasia, il consuntivo severo di una vita dedicata alla libertà e alla dignità umana, strenuamente difese dalle menzogne istituzionalizzate, dai feticci di qualunque tempo e paese. Prospettandoci, insomma, visivamente i mostri che tiranneggiano il nostro spirito, egli intende indicarci la via della salvezza in una società dove la presunta felicità delle masse non sia - come afferma il Venè - «la cortina fumogena dietro cui viene nascosta l'infelicità dei singoli».

ITALO SQUITIERI (1907-1994)
Nasce a Potenza il 10 febbraio 1907. Studia ingegneria prima a Pavia, poi a Milano, dove intesse rapporti con i pittori Ferruccio Ferrazzi, Carlo Carrà, Mario Sironi, Felice Casorati. Dopo gli studi, di ritorno a Potenza, si dedica alla pittura e stringe amicizia con Federico Gavioli che patrocina e promuove le sue prime mostre nell'ambiente della borghesia potentina, poi anche a Roma e a Beirut. Richiamato alle armi, interrompe la sua attività artistica; nel dopoguerra si trasferisce a Cortina (BL). Continua a viaggiare e a esporre in numerose personali all'estero. È un nomade e un viandante del mondo; conosce Ernest Hemingway, Pablo Picasso, Marc Chagall, Eugenio Montale, Marcello Mastroianni. Nelle sue opere riaffiora la nostalgia per il Sud, i suoi paesaggi, le case arroccate, i muri scorticati, le finestre incavate nella pietra. La sua è una Lucania senza tempo, luogo di incontro tra mito e leggenda. Dal 1970, nell'arco di 7 anni, realizza le 26 tele della mostra "Il Potere" in cui si interroga sul ruolo della pittura in chiave allegorica denunciando le degenerazioni della realtà in chiave sociale e politica. Esposta nello storico edificio della Biblioteca Provinciale di Potenza nel 1989, sarà la sua ultima personale. Muore a Cortina il 28 dicembre 1994.