«Ho appreso dalla stampa dell'accordo stretto con KFC per portare al rifugio Faloria il noto brand di fast food.
Personalmente, non posso che esprimere la mia ferma contrarietà all'iniziativa, che probabilmente non avrei apprezzato anche se fosse stata collocata in paese, ma che assume toni ancora più surreali in alta quota: questo non è il futuro che vogliamo per la nostra Cortina, non è il futuro che vogliamo per le nostre montagne.
Le Dolomiti sono un vero e proprio museo a cielo aperto, un'opera d'arte che merita rispetto e che mal si sposa con questo tipo di strategie di marketing. In tutta franchezza devo dire che avrei mantenuto, e mantengo, questa opinione anche se si fosse trattato di un brand più elegante e di livello rispetto ad un fast food, dato che anche la deriva volta all'eccessivo lusso si discosta molto dallo spirito con cui erano nati tutti i nostri rifugi di montagna, che sono ben diversi dalle attività commerciali che invece giustamente si sviluppano in valle.
I rifugi hanno un valore per Cortina così come lo hanno per tutte le comunità montane, hanno profonde finalità ambientali, che emergono nello spirito di tutela del patrimonio montano che li ha sempre contraddistinti, e finalità sociali, nell'offrire un punto d'appoggio ad escursionisti ed alpinisti in difficoltà, che non possono assolutamente venire meno, senza poi soffermarsi sull'immenso valore storico che li vede parte del retaggio culturale della conca ampezzana.
Purtroppo, nel bene o nel male, né l'Amministrazione Comunale, né qualsiasi altro ente, possono intervenire sulle libere scelte di un privato quando sono esercitate nel rispetto della normativa e, in tutta franchezza, personalmente non ritengo ciò sia sbagliato. Ci sono circostanze, come quella odierna, dove tutti preferiremmo che ci fosse la possibilità di esercitare un controllo diretto sul libero mercato, evitando che venga messa in atto una decisione che personalmente condanno nella maniera più assoluta, ma è evidente che non sempre sarebbe corretto che la sensibilità di un ente possa intervenire sul libero diritto d'impresa.
Personalmente, come ampezzano più che come assessore, rivolgo dunque un accorato appello a riconsiderare questa decisione, che certamente non porta al beneficio di Cortina e di uno dei rifugi più storici e più emblematici della conca ampezzana.
Pur comprendendo come una società privata debba valorizzare economicamente un’attività produttiva, questo non significa che sia corretto snaturare completamente il rifugio Faloria e tutto ciò che rappresenta per la comunità ampezzana, dando altresì un primo, pericoloso, precedente all’idea di snaturare l’ambiente di alta quota, che deve mantenere intatta la sua sacralità».
L’assessore alla Pianificazione Urbanistica Stefano Ghezze