La Giunta comunale ha stabilito per gli appartamenti dell’ex Panificio canoni di affitto fino a 3.613 euro al mese, aggiornati ogni anno in base al 100% dell’inflazione. Importi difficilmente sostenibili per molte famiglie, soprattutto se confrontati con la funzione sociale attribuita agli alloggi.
Prima di esaminare i prezzi, va apprezzata una scelta importante dell’Amministrazione. Con la delibera del 10 settembre, la Giunta ha deciso di inserire nel patrimonio indisponibile del Comune i nove appartamenti dell’ex Panificio. La stessa destinazione riguarda gli altri alloggi comunali dedicati all’edilizia sociale, presenti e futuri.
Questo significa che gli immobili vengono vincolati a un pubblico servizio. Da semplici beni per ricavare un reddito, diventano strumenti per soddisfare il bisogno di casa della popolazione. La Giunta riconosce così la funzione sociale del patrimonio abitativo comunale e il diritto primario all’abitazione.
La conseguenza è importante anche per gli affitti. Il Comune può stabilire canoni inferiori ai prezzi di mercato, perché la gestione degli immobili non deve perseguire il massimo guadagno. Deve invece rispondere a un interesse pubblico.
Gli alloggi saranno quindi assegnati attraverso graduatorie e concessioni amministrative, anziché con normali contratti di locazione privata.
Fatta questa premessa, veniamo ai prezzi, assolutamente sproporzionati rispetto a qualunque logica di funzione pubblica anzidetta.
Il Comune ha stabilito una tariffa di 25 euro al mq mensile, applicata alla superficie degli appartamenti e uguale per qualunque tipologia. L’appartamento meno costoso è un seminterrato di circa 47 mq, con un canone di 1.179 euro al mese. Un alloggio di 58 mq costa 1.453 euro mensili. Per un appartamento di circa 83 mq si arriva a 2.085 euro. Il più grande, al terzo piano, ha una superficie di 145 mq e costa 3.613 euro al mese.
Sono importi che sollevano una domanda sulla sostenibilità economica degli alloggi destinati ai residenti.
L’Amministrazione afferma che i canoni sono inferiori ai prezzi correnti di mercato e alle quotazioni OMI della zona. Nel comunicato stampa parla di una soluzione che garantisce la sostenibilità economica pubblica e offre un’alternativa difficilmente reperibile sul mercato privato.
Ma il confronto con i valori dell’Osservatorio del mercato immobiliare dell’Agenzia delle Entrate contraddicono l’affermazione.
Per la zona B1, nella quale ricade via del Mercato, i valori indicati sono compresi tra 20,8 e 27 euro al metro quadrato mensile. I 25 euro richiesti dal Comune si collocano quindi nella parte alta della fascia, non al di sotto.
Il confronto cambia considerando la zona di corso Italia e via Roma, dove i valori risultano compresi tra 27 e 35,4 euro al metro quadrato. Anche prendendo questi riferimenti top, la riduzione da 27 a 25 euro risulta di appena il 7%.
Un altro termine di paragone per verificare la congruità dei canoni viene dallo studio KPMG del febbraio 2026, relativo alle entrate previste per contribuire alla copertura dei costi della pista da bob.
Nello studio, la società di consulenza aveva ipotizzato canoni di 16 euro al mq mensile per gli appartamenti. Il Comune ha poi stabilito 25 euro, con un aumento del 56% rispetto alla stima utilizzata dai consulenti.
Per valutare infine la sostenibilità degli affitti, possiamo confrontarli con i redditi necessari a sostenere i canoni.
Un parametro comunemente utilizzato considera accettabile una spesa abitativa intorno al 30% del reddito netto familiare.
Con un canone di 1.453 euro mensili, una famiglia dovrebbe quindi disporre di circa 4.850 euro netti al mese. Per l’appartamento meno costoso, da 1.179 euro, ne servirebbero circa 3.930. Questi calcoli non comprendono utenze e altre spese.
Il bando ammette famiglie con ISEE fino a 65.000 euro, ma non prevede canoni differenziati in base alla situazione economica degli assegnatari. L’affitto resta quello stabilito per ciascun appartamento.
Amara conclusione. L’Amministrazione ha destinato gli appartamenti a un servizio pubblico, riconoscendo la possibilità di gestirli secondo finalità sociali. Ha però stabilito canoni vicini ai valori di mercato, senza collegarli alla capacità economica dei residenti.
Amministratori che a volte sembra vivano... sulla luna.