La montagna osservata come luogo di memoria, spazio di ricerca, territorio in continua trasformazione. È da questo confronto con le Dolomiti che prendono forma i quattro progetti finalisti della sesta edizione del Lagazuoi Photo Award New Talents, il percorso dedicato ai giovani fotografi promosso dal Lagazuoi Expo Dolomiti, che venerdì 12 settembre inaugurerà la mostra conclusiva dell’edizione 2026 e proclamerà il progetto vincitore.
L’esposizione raccoglie i lavori realizzati durante la residenza artistica che, lo scorso luglio, ha portato quattro giovani autori provenienti da alcune delle principali scuole italiane di fotografia a vivere e lavorare per cinque giorni tra Cortina d’Ampezzo e il Lagazuoi. Un’esperienza immersiva pensata non per documentare il paesaggio, ma per costruire un dialogo personale con la montagna, trasformandola in materia di ricerca e sperimentazione visiva.
Così Stefano Illing, ideatore Lagazuoi Expo Dolomiti: «Con il Lagazuoi Photo Award New Talents non vogliamo semplicemente sostenere giovani fotografi, ma offrire loro il tempo e le condizioni per sviluppare una ricerca. La residenza artistica rappresenta il cuore del progetto: è lì che il confronto con la montagna diventa esperienza, riflessione e, infine, fotografia. Ogni edizione ci restituisce sguardi inaspettati e ci conferma quanto le nuove generazioni abbiano ancora molto da raccontare.»
Per l’edizione 2026 sono state 42 le candidature provenienti da quattro realtà formative di riferimento nel panorama nazionale: IED – Istituto Europeo di Design di Roma, Officine Fotografiche di Roma, Istituto Italiano di Fotografia di Milano e CFP Bauer di Milano. Tra questi la giuria ha individuato i quattro finalisti che, accompagnati dai tutor, hanno trasformato il periodo trascorso al Lagazuoi in un’occasione di ricerca, confronto e produzione artistica.
La mostra che sarà inaugurata il 12 settembre e resterà visitabile fino al 18 ottobre mira a raccontare quattro modi profondamente diversi di interpretare la montagna: c’è chi ne esplora la memoria storica, chi osserva le stratificazioni del paesaggio, chi mette in discussione la percezione dello spazio e chi riflette sul nostro modo di guardare ciò che ci circonda. Quattro linguaggi autonomi, dunque, accomunati dalla volontà di andare oltre la rappresentazione tradizionale delle Dolomiti e di interrogarsi sul loro significato contemporaneo, trasformandolo in un processo creativo. Ogni progetto nasce infatti dall’incontro tra il percorso personale dell’autore e l’esperienza vissuta in alta quota, dando origine a lavori che non cercano l’immagine spettacolare della montagna, ma ne esplorano gli aspetti meno evidenti: la memoria, il tempo, la percezione, il rapporto tra uomo e paesaggio.
I giovani fotografi e i loro progetti:
Leonardo Bandini, 21 anni, presenta “Ecotono”, un progetto nato dall’esplorazione delle gallerie della Prima Guerra Mondiale. L’autore si avvicina a questi ambienti con uno sguardo quasi investigativo: le incisioni nella roccia, i segni lasciati dal tempo, le superfici e le alterazioni diventano indizi da osservare e mettere in relazione. Più che raccontare un luogo storico, Bandini costruisce una riflessione sulla memoria e su ciò che continua a sopravvivere nel paesaggio, invitando il visitatore ad andare oltre ciò che l’immagine mostra a un primo sguardo.
Francesca Formisano, 35 anni di Roma, nel progetto “Memorie stratificate”, sviluppato durante la residenza artistica, le Dolomiti vengono osservate come un grande archivio naturale in cui il tempo deposita continuamente nuovi livelli di significato. Le stratificazioni della roccia dialogano con le ferite lasciate dalla Grande Guerra e con i segni dell’uomo contemporaneo, restituendo un paesaggio in cui natura e storia convivono senza soluzione di continuità. La fotografia diventa così uno strumento capace di rendere visibili connessioni spesso impercettibili e di suggerire una riflessione sulla memoria come processo ancora vivo.
Alessio Orlando, 20 anni, presenta il progetto “Fui uomo: creai: dio fui”, dove gli ampi orizzonti dolomitici entrano in dialogo con gli spazi chiusi delle trincee e delle gallerie della Prima Guerra Mondiale. Attraverso il collage, Orlando smonta e ricompone fotografie di montagne, vallate e tunnel fino a creare scenari impossibili, privi di riferimenti spaziali certi. Il paesaggio perde così la propria funzione documentaria per trasformarsi in un’esperienza percettiva che invita il pubblico a interrogarsi sul modo in cui osserva e interpreta la realtà.
Ronny Pozzato, 28 anni, di Thiene, ha sviluppato sul Monte Lagazuoi “Sweet Release”, il progetto che riflette su come paesaggi e oggetti incornicino la nostra vita quotidiana, decorando il tempo e influenzando il modo in cui percepiamo la realtà. E’ un invito a lasciar andare forme e concetti che spesso definiscono il nostro sguardo, per riscoprirli in libertà. È un gesto di distacco dolce che permette di vedere il mondo senza le sagome che normalmente lo delimitano.
Il 12 settembre la giuria sarà chiamata a individuare il progetto vincitore. Al di là dell’esito finale, la mostra racconta il valore di un percorso che ha permesso a quattro giovani autori di confrontarsi con uno dei paesaggi più iconici delle Alpi, trasformando l’esperienza della residenza artistica in una riflessione fotografica originale e contemporanea.
Fondamentale in questo percorso è stato il ruolo dei tutor che li hanno accompagnati nella realizzazione dei loro progetti.
Nicolò Faccenda, storico dell’arte e consulente scientifico per festival e mostre, cura esposizioni di talenti emergenti e affermati in Trentino-Alto Adige. Spazia tra molteplici linguaggi contemporanei, dalla pittura alla street art, fino alla fotografia e alla performance.
Guido Samuel Frieri, per il quale la fotografia è un mezzo per documentare le esistenze ai margini, esplora attraverso il suo obiettivo realtà umanamente difficili, rivelando una bellezza fatta di coraggio e restituendo una fiera dignità a chi rifiuta di soccombere.
Roberto Mascellani, fotoamatore specializzato in street photography, ritratti e audiovisivi, appassionato di post-produzione, con molteplici esperienze come tutor in corsi di fotografia.
Il concorso si è avvalso della collaborazione di IED – Istituto Europeo di Design di Roma, Officine Fotografiche di Roma, Istituto Italiano di Fotografia di Milano e CFP Bauer di Milano.