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Siamo tutti cafoni?

Lettere al giornale

27/08/2026

Negli ultimi anni si sentono sempre più voci risentite di chi crede che il comportamento negativo di alcuni sia di vergogna e indecoro verso gli altri e la comunità: ma io mi chiedo, non è che i cosiddetti cafoni (italiani e stranieri) stiano diventando la maggioranza e chi si sdegna ormai faccia sempre più parte di un'esigua minoranza? Perché noto che molti si ritengono offesi dai comportamenti cafoni, salvo poi metterli in atto quando si è in necessità, in stato di bisogno, o per semplice comodità. Forse le norme giuridiche sono ancorate a idee di rispetto e socializzazione di alcuni decenni mentre lo stile di vita è cambiato e si è evoluto (o devoluto) più velocemente delle leggi?

Una volta ci si appellava al comune senso del pudore, del decoro, del minimo rispetto verso gli altri: ma forse l'egoismo, l'egocentrismo, l'edonismo - spinti da un senso di vita molto di più ego-diretto - sono diventati aspetti importanti del mondo che viviamo e quindi dobbiamo, dovremmo trovare nuove forme di convivenza che contemplino regole meno ferree e più liberal?

Se io mi trovo in un parcheggio e sta piovendo, perché non posso usare la naturale acqua piovana di una grondaia per lavarmi? Perché non posso fare lo shampoo in una cascata di un parco protetto? Se devo cambiarmi d'abito, perché non posso spogliarmi in un parcheggio pubblico magari mostrando anche le pubenda? Perché non posso amoreggiare in una strada centrale di un paese dolomitico se ne sento il bisogno? Perché non posso dormire su una panchina vicino a uno stadio di calcio se sono stanco? Perché devo trattenermi dal lasciare rifiuti in giro per le aree pubbliche? Perché non posso sdraiarmi sulle scale di una chiesa? Perché un panino azzannato nel centro cittadino, dove altri sono ben vestiti, disturba così tanto? Perché un parcheggio sul marciapiede ci fa sussultare?

Io credo che un po' di cafonaggine ce l'abbiamo un po' tutti: quanti di noi vedono la pagliuzza negli occhi degli altri ma non vedono le travi nei loro?

Possiamo fare tutti un esame di coscienza e capire quanti atti di cafonaggine (anche piccoli) compiamo ogni giorno e ci scandalizziamo: i rappresentanti politici non sono affatto immuni dall'essere "cafoni" quando si offendono e discutono animatamente, e questo andazzo va forse seguito, indirizzato verso una convivenza più liberale e meno restrittiva.

Quante questioni una volte ritenute indecorose sono ormai diventate accettate e di uso comune, per esempio l'uso delle parolacce, per esempio il non dare del lei, il non offrire la precedenza ad anziani, signore e/o disabili, il non aiutare chi ha bisogno dopo un periodo di provata difficoltà? Ognuno di noi si rifugia nel proprio giardino e prova ad anestetizzarsi rispetto ai casi altrui, si fa finta di non vedere, si fa finta che alcune cose non ci riguardano. La società è sempre più nichilista, non per rinnegare Dio ma per togliere tutto quello che è "altro" e "diverso", e quindi ognuno crede che i propri bisogni siano delle grandi necessità e dei diritti naturali.


Manuel Fantini