L'overtourism non esiste: il futuro è già qui e non ci siamo fatti trovare pronti.
    

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L'overtourism non esiste: il futuro è già qui e non ci siamo fatti trovare pronti.

Lettere al giornale

20/08/2026

Carissimi Ampezzani, da frequentatore abituale innamorato di Cortina e delle sue vallate vicine dall'età di 5 anni, ora 56enne, con tutto il rispetto per la comunità montana vorrei esprimermi sulla questione “overtourism”.

A mio modesto parere, vorrei subito sottolineare che la strategia di limitare, regolamentare il flusso di turisti, è una strategia molto pericolosa per tutte le comunità montane che vivono esclusivamente di turismo come Cortina e i paesi limitrofi, vittime tra l'altro dello spopolamento.

Respingere, scaglionare, limitare in qualche modo il turista che porta denaro, nel periodo di medio termine causerebbe danni economici irreversibili; in sostanza, il turista perso difficilmente lo si recupererà.

Oltre a regole precise per educare i molti maleducati attraverso una massiccia campagna di informazione con la collaborazione di albergatori, agenzie viaggi, uffici turistici, Mass media, ecc., servirebbe un potenziamento dei servizi. Purtroppo sotto certi aspetti i servizi offerti non sono adeguati ai tempi di oggi, ma fermi a moltissimi anni fa; chiudere tra l'altro le attività in anticipo - vedi rifugi e ristoranti - è controproducente, bisogna ragionare su un allungamento della stagione estiva - invernale

Mentre l'Alto Adige negli ultimi vent'anni ha avuto una vision, migliorando, investendo, surclassando i competitor vicini con servizi adeguati, moderni e con un’ospitalità di alto livello, Cadore, Comelico, Agordino e Ampezzo sono rimasti fermi.

Parcheggi, aree camper per la sosta regolarizzata sono insufficienti, i trasporti pubblici sono carenti e mal gestiti (niente navette Tre cime, si deve partire dai vari paesi lasciando giù le auto).

Il forte ritardo dei lavori straordinari ancora non iniziati per il potenziamento della rete stradale, vedi la variante di Longarone e aggiungerei anche quella di San Vito, è un altro punto dolente; non parliamo della rete ferroviaria che porta a Calalzo.

Bisogna ripensare e velocemente ad un nuovo modello di montagna, sempre sostenibile, rispettoso dell'ambiente e delle comunità.

In questi primi anni di overtourism è mancata una vera e propria tavola rotonda con tutte le comunità vicine; fare squadra già a livello locale per capire, risolvere e agire possibilmente insieme con un minimo di coesione a prescindere dal colore politico sarebbe un buon punto di partenza.

C'è la sopravvivenza di un paese, di una comunità in gioco, servono persone, uomini e donne di buona volontà che lascino perdere vecchie ruggini e si concentrino su come fare meglio turismo prima che la gente vada altrove e su come salvaguardare la comunità nei periodi off-season, senza adagiarsi su quanto ha prodotto a livello di immagine l'Olimpiade che sta lasciando uno strascico negativo importante sotto certi aspetti.

L'overtourism non esiste, ma esiste una montagna capace ad accogliere un turismo progettato sul modello di 20 anni fa.

Il futuro è già qui e non ci siamo fatti trovare pronti.

Cordialmente.


Michele Baruzzi