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Overtourism 2026 - quali rimedi?

Lettere al giornale

13/07/2026

Alla redazione di Voci di Cortina,

Si legge sui giornali di inestetiche ostensioni di corpi nudi nei centri cittadini, di accessi a pagamento al fine di limitare gli accessi nei luoghi più iconici delle dolomiti (ma non solo), di affollamenti sui sentieri...

Questi sono solo alcuni problemi che emergono dall'aumento dell'incremento di turismo nelle località montane degli ultimi anni, vuoi per sfuggire alla elevata afa delle città, vuoi per la bellezza unica dei posti, vuoi per il sempre più intenso desiderio legittimo da far parte anche per un giorno solo del mondo di coloro che hanno la fortuna di vivere la montagna per periodi più lunghi.

Questo non è, a mio modo di vedere, una temporanea situazione di aumento dei flussi a cui far fronte con soluzioni improvvisate e precarie.

Per il discorso sui caravan, qualcuno dice che esistono turisti cafoni, ma per me il problema sta più nella mancanza di controlli da parte di chi dovrebbe farli: se è vietato campeggiare nel territorio comunale si dovrebbe intervenire con addetti che segnalano le situazioni anomale, invitando i più recalcitranti a utilizzare le strutture apposite (anche con sanzioni) tipo campeggi, apposite aree di sosta per caravan, impedendo il parcheggio abusivo con dormitorio e le conseguenze che si sono viste negli anni (spogliarelli in vista, abbandono indiscriminato di rifiuti, occupazione di suolo pubblico…); non si può solo urlare al vento e prendersela con i comportamenti irregolari di alcuni. Il controllo del territorio spetta al comune e se si vuole si deve chiedere rispetto anche con interventi decisi.

Ovviamente il comune deve anche fare in modo che ci siano strutture idonee a ricevere nuovi afflussi, aumentare i campeggi, le aree di sosta, prevedere degli impedimenti fisici di accesso alle aree di parcheggio per veicoli naturalmente destinati ai campeggi (per esempio archi di 2 metri), migliorare le strade di accesso in sinergia con gli enti preposti e non solo reprimere.

Per quanto riguarda gli accessi a pagamento di alcuni luoghi, questa è sicuramente la strada più facile e veloce oltre che redditizia per i comuni che incassano laute entrate addossando gli oneri sui cittadini-turisti disposti a versare qualsiasi obolo per raggiungere le Tre Cime o il lago di Braies o la Val Visdende. Poi anno dopo anno i comuni stessi si accorgono che i pedaggi possono essere alzati di più perché tanto c'è sempre qualcuno disposto a pagare una cifra più alta per l'accesso e così via.

Certo è che queste operazioni si scontrano con alcuni principi costituzionali che prevedono che i beni pubblici siano della collettività e che tutti i cittadini sono uguale senza distinzione (anche di censo...) ma il loro uso sarà sempre più permesso ai più danarosi, escludendo quelle fasce della popolazione che forse non se lo possono permettere o con più difficoltà.

Esistono in Italia esempi di accesso a spiagge pubbliche demaniali con prenotazione che limitano l'accesso ma non discriminano economicamente (certo, poi, i poveri accedono a piedi, mentre i ricchi accedono via mare con barche e/o yacht privati). Se si permette di accedere alle Tre Cime per esempio facendo leva sulla presenza di un parcheggio a pagamento, questo non disincentiva i flussi ma anzi li aumenta perché qualcuno pensa di aver garantito l'accesso con il pagamento di un obolo. Se si togliesse la certezza di un parcheggio magari qualcuno potrebbe pensare di farsela a piedi invece che con i mezzi a motore, oltre tutto inquinanti, lasciando l'uso delle navette (elettriche) ai soli impossibilitati (disabili, minore età o terza/quarta età, mamme in attesa,...).

In terzo luogo, sento sempre più spesso che qualcuno si lamenta che anche i sentieri sono sovraffollati e che non permettono più un silenzioso e tranquillo accesso alle vette agognate...

E' vero, è indubbio: ormai si è perso anche l'uso del saluto fra camminatori i quali sono stanchi di salutare di continuo a ogni piè sospinto, una continua fila di soggetti e gruppi di persone che vanno su e giù per i monti. L'usanza del saluto era non solo pura e semplice educazione, ma affratellamento di interessi nel comune incedere fra selle, vette, bivacchi, rifugi, ben sapendo che non si è soli e che se ti saluto, scambiando anche una qualche parola o impressione, in caso di difficoltà, magari mi darai una mano e viceversa.

Non voglio pensare di limitare gli accessi a qualsiasi sentiero perché diventerebbe uno stato di polizia, ma occorre prendere atto dell'evoluzione del turismo montano e non prevedere eventi in quota nei giorni già di per sé critici che portano affollamento, disturbo del silenzio (necessario alla fauna selvatica) e anche necessariamente rifiuti.

In definitiva siamo di fronte in questi anni '20 del duemila ad un nuovo turismo di massa (molto simile a quello degli anni '50/'60 del Novecento) che sta portando masse sempre più incontrollate di persone in luoghi che più di tanto non possono accoglierli.

Nel Novecento si è affrontato il problema costruendo strutture per i nuovi turisti, alberghi, campeggi, ostelli, ecc.

Al giorno d'oggi, quali sono le soluzioni che si stanno prendendo? Addebitare costi ai turisti sotto forma di pedaggi o tasse di soggiorno, o scontrini pazzi?

Le destinazioni turistiche stanno affrontando l'assedio (perché in alcuni periodi dell'anno di questo si tratta) con provvedimenti tampone che non risolvono i problemi? Oppure si sta pianificando il futuro con progetti ad hoc?

Io credo, inoltre, che le località turistiche per poter continuare a fornire dei giusti servizi agli ospiti devono poter contare anche su una comunità che vive tutto l'anno, e non trasferire risorse autoctone dai centri alle periferie, facendo in modo che i luoghi tradizionali si spopolino mentre in alcuni mesi dell'anno ci sia sovrappopolamento di chi accede temporaneamente.

Quindi io dico turismo SI certo, ma senza incostituzionali metodologie di accesso alla montagna, prevedendo un chiaro ma deciso sistema di prenotazione, incentivando di molto la possibilità di accedere durante tutta la stagione turistica e non solo nei momenti di picco, prevedere infrastrutture adeguate no ai periodi bassa stagione ma a quelli di alta o altissima stagione.

Altrimenti vedremo solo auspici a comportamenti virtuosi o autoregolatori che non tutti saranno in grado di mettere in atto.


Manuel Fantini

Nella foto: la coda di persone sul sentiero che porta al lago del Sorapis