«Rosso» per il colore dei capelli, «volante» perché nessuno come lui sa sfrecciare sulla neve: era stato Gianni Brera ad attribuire questo soprannome a Eugenio Monti, nato a Dobbiaco nel 1928 e cresciuto nella bellezza delle Dolomiti. Ma chi era davvero Eugenio Monti, la leggenda che ha dato il nome alla pista da bob di Cortina? Stefano Rotta, narratore e peaker, autore di “Rosso volante” (Solferino), lo racconterà a Una Montagna di Libri Cortina d’Ampezzo, festa internazionale della letteratura protagonista della stagione ampezzana, Per la serie speciale Storie Olimpiche. Con Francesco Chiamulera.
L’appuntamento è per venerdì 13 febbraio 2026 a Casa Veneto, presso la Ciasa de Ra Regoles. Alle ore 19. Prenotazione obbligatoria su unamontagnadilibri.it.
L’incontro
«Rosso» per il colore dei capelli, «volante» perché nessuno come lui sa sfrecciare sulla neve: è Gianni Brera ad attribuire questo soprannome a Eugenio Monti, nato a Dobbiaco nel 1928 e cresciuto nella bellezza delle Dolomiti e nell’atmosfera ottimista e affaccendata del boom. Eugenio va veloce: in moto, in auto, con gli amici, con le ragazze. E sugli sci, il suo primo amore: a ventidue anni riesce a battere il grande campione Zeno Colò. Niente sembra poterlo fermare, fino a che il sogno di una carriera da sciatore viene spezzato da due gravi infortuni ai legamenti. Rassegnarsi? No: continuare a correre. Nasce Rosso Volante, la leggenda del bob. Che all’epoca è uno sport duro, da pionieri: sono in molti a infortunarsi prima del traguardo, e sulle piste si muore. Eugenio invece arriva, e arriva primo, conquistando per l’Italia un medagliere d’eccezion. Ma a fare di lui una leggenda sono anche il suo carisma e il suo fair play: alle Olimpiadi di Innsbruck 1964, con un gesto semplice quanto incredibile, regalando un bullone del suo bob agli avversari inglesi, regalerà loro anche la medaglia d’oro. È il profilo di un atleta istintivo e generoso, ma anche tormentato. Vittorie, sconfitte, esaltazioni e delusioni, fino all’ultima tragica notte con il freddo fuori e la disperazione nel cuore. Il romanzo di un’Italia che sapeva cadere e rialzarsi, correre e sognare.
Stefano Rotta lodigiano, classe 1985, è narratore e skipper. Per i magazine di RCS ha scritto reportage da Etiopia e Somaliland. Con le storie dagli Appennini e dal Po ha vinto il premio Enzo Biagi nel 2011 e la menzione speciale al premio Indro Montanelli nel 2013. Ama i boschi, i fiumi, le vicende estreme e la scrittura.