Ho letto con estremo interesse la lettera a firma Federico Michielli su Voci di Cortina: si tratta dell'ennesimo grido di dolore e rabbia di una comunità che è stata presa in giro dagli enti che avrebbero dovuto invece proteggerla.
È stato illusorio nel 2019 aver pensato che le Olimpiadi avessero portato benessere, migliorie e felicità in un mondo in cui anche lo sport si deve piegare a interessi ben più grandi della semplice medaglia olimpica.
Chi candida il proprio paese per eventi sportivi tipo Olimpiadi o Mondiali di calcio (che sono i maggiori eventi sportivi) sa che in Italia per esempio l'anno successivo ci sarà un incremento dell'1% del PIL, per gli investimenti in opere, per il ritorno in termini di immagine, per il turismo ... ecc.
Però c'è un però: organizzare al giorno d'oggi questi mega eventi comporta opere e spese sempre più ingenti e lo sarà ancora nel futuro.
Aver immaginato che nel 2026 ci sarebbero state le stesse scene del 1956 è da folli: nel ‘56 l'Olimpiade era ancora dilettantistica (Zeno Colò non potè partecipare perché aveva uno sponsor...), goliardica, cameratesca, cavalleresca, oggi è solo business (basti pensare ai folli prezzi per assistere agli eventi.
L'impatto negativo dei lavori nel 1955 che la costruzione di un trampolino, di uno stadio del ghiaccio, del palazzo delle poste, di alcuni impianti di risalita, ecc. hanno avuto sul territorio è infinitamente minore di una odierna pista da bob o di una odierna cabinovia Apollonio-Socrepes...
Cosa hanno lasciato le Olimpiadi del 1956? Molto, in termini di immagine e di infrastrutture (ancora presenti).
Cosa lasceranno le Olimpiadi 2026? Disagi, divisioni fra i cittadini, opere incompiute, cantieri lunghissimi, e problemi irrisolti.
Concordo nel dire che la gestione del presente è stata pessima: informazioni scarse, improvvisazione, mancanza di programmazione e lungimiranza, è mancato completamente il trait d'union fra amministrazione pubblica, cittadinanza e ospiti/turisti (che a Cortina sono habituè).
Cosa si poteva fare?
Primo, in questi 7 anni si doveva fare un sano piano del traffico e dei parcheggi, e non lasciare che l'inerzia prendesse il sopravvento: non è mai esistita un'amministrazione comunale così inerte; gli altri comuni trentini, bolzanini e lombardi coinvolti hanno saputo concorrere alle decisioni e dirigerle (qualche problema lo hanno avuto solo in Valtellina).
Secondo: prevedere i disagi che ci sarebbero stati a ridosso dell'evento e non permettere di aprire altri cantieri che nulla hanno a che fare con l'evento stesso (per esempio ex stazione).
Terzo: accordarsi con tutti gli attori in campo (stato, regione, provincia, Coni, Fisi, fondazioni, operatori economici, ... per una condivisa gestione dei disagi che erano tutti previsti e prevedibili...e che sarebbero dovuti essere tenuti al minimo).
Quarto: ottenere fondi ad hoc per i ristori dei danni e disagi che si stanno manifestando in tutta la loro crudeltà (solo chi ha forti disponibilità finanziarie riuscirà a tenere aperto con opportuni ricorsi al TAR o Tribunale), per residenti e operatori economici.
Quinto: ogni tanto indire assemblee pubbliche (in presenza e on line) per informare correttamente tutti gli stakeholder delle situazioni, evoluzioni e criticità.
E' ovvio, le Olimpiadi non le può organizzare solo il Comune (neanche nel 1956 è stato così) ma neanche pensare che tutto si potesse risolvere con una bacchetta magica calata dall'alto. Le due opere più emblematiche sono e saranno la pista da bob e la cabinovia Apollonio-Socrepes: si vedrà nel futuro che strada prenderanno.
Intanto la SIMICO sarà operativa fino al 2033: questo vuol dire che ci saranno (almeno) altri 7 anni di disagi (per fare il parcheggio multipiano, il people mover Apollonio-Faloria, la strada by pass la Riva-Apollonio, le opere accessorie alla pista da bob, ... e tutto quant'altro non è stato fatto ad oggi per ragioni di celerità).
La prossima amministrazione comunale avrà vita difficile e non ci sarà neanche la scusa dell'urgenza perché non ci sarà un evento importante a giustificare tempi stretti.
Manuel Fantini