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LE BANDIERE DELLA DISCORDIA

Lettere al giornale

11/01/2026

Numerose forme di percorsi obbligati, sotto forma di divieti, regolamenti, pass, accrediti, biglietti, stanno tediando i cittadini di Cortina e non solo, primo fra tutti l’obbligo di registrarsi su un portale dal funzionamento oscuro dove, quando dopo una lotta impari con computer, password, nickname, dati personali sì-no ecc, finalmente riesci a raggiungere il tasto da schiacciare per dare l’agognata “conferma”… ti ritrovi abbandonato e solo senza alcuna risposta, smarrito in un vuoto totale che ti porta anche a dubitare delle tue capacità digitali.

Ormai ci siamo passati tutti, anche chi non ne aveva nessuna voglia, costretti alla sottomissione indispensabile per sopravvivere a una tempesta olimpica iniziata molto prima dell’evento. E vabbè, consoliamoci pensando che in fondo fin qui si è trattato pur sempre di penose faccende digitali che, come è risaputo, spesso portano con sé una buona dose di sconforto.

Ma le bandiere… Eh no, le bandiere no!

E difatti è davvero un “le bandiere no”, perché sono diventate oggetti che non si possono nemmeno nominare, visto che quella che tutti avremo esposto volentieri, con i cinque cerchi olimpici, è severamente vietata e chi l’espone è soggetto a severe punizioni e alla pubblica gogna.

Alcuni temerari, infatti, il blitz l’hanno pur tentato, probabilmente armati dalle migliori intenzioni di rendere il paese vivo e partecipe allo storico evento, ma hanno finito per pagar cara la propria buona volontà, ricevendo un’inaspettata minacciosa visita e l’ordine perentorio di ammainare all’istante il proibito vessillo.

E questo accade perché – nonostante ospiti per la seconda volta nella sua storia un evento olimpico – pare che il nostro Comune non abbia pagato il dovuto per acquisire il diritto di mostrarlo pubblicamente…

Sembra il colmo, ma così è!

Tanto che ad un certo momento lo stesso Comune, conscio della situazione inverosimile, ha incaricato una designer ampezzana per la realizzazione di una sorta di logo alternativo da piazzare su una bandiera pirata che suona più o meno come fatta la legge trovato l’inganno (e purtroppo dobbiamo dirlo proprio noi che giochiamo in casa).

Ovviamente si parla sempre di un logo che, per quanto bello, non riporta alcun cerchio olimpico, nemmeno piccolissimo, nemmeno sullo sfondo o nascosto in un dettaglio, perché questo prevede il regolamento CONI-CIO.

La bandiera con il nuovo logo è stata messa in distribuzione negli uffici turistici di Corso Italia, ma – bada bene – con consegna riservata ai soli residenti, con la conseguenza di creare un bizzarro imprevisto effetto di “censimento visivo”: vederla esposta consentiva un’immediata sicura deduzione della condizione del proprietario della casa, concittadino o foresto convertito che fosse.

Una piccola discriminazione o violazione di privacy o comunque una stramberia di cui forse qualcuno si è reso conto e finalmente dal 28 dicembre la bandiera è diventata disponibile (in vendita alla modica cifra di euro15) per tutti.

Ma a questo punto non si può fare a meno di chiedersi: perché invece non stamparne almeno 10.000 e distribuirle a tutti, ma proprio tutti?

Un paese allegramente agghindato in ogni dove sarebbe un reale efficace messaggio pubblicitario, potente e a costo tutto sommato contenuto. Perché sprecare un’occasione simile?

Riassumendo:

– abbiamo capito che la bandiera olimpica è severamente vietata

– la seconda, made in Cortina, viene parsimoniosamente distribuita con il contagocce (sembra ne esistano solo 2000 esemplari esauriti nei primi giorni del 2026 ora in ristampa)

– quelle attaccate sui lampioni stradali lasciamole ormai dove sono, benché non si possano definire belle e nemmeno rappresentative

– lo spirito olimpico tanto sbandierato (è proprio il caso di dirlo) sta sfumando in un lento declino e noi non possiamo fare altro che attendere pazientemente la fine, la liberazione…

-notizia dell’ultima ora: anche l’ULDA (union de i Ladis de Anpezo) ha invitato l’intera popolazione ad esporre la bandiera con i colori del regno.

Dimenticavo: finalmente è stata realizzata una struttura in ferro-corten che richiama Cortina, posizionata all’ingresso del paese nei suoi quattro punti cardinali.

L’opera è bella, a mio giudizio forse un po’ piccolina, poco evidente e poco funzionale per essere un segnale, ma soprattutto è malamente appoggiata su quattro orribili plinti in cemento (spero provvisori). Un po’ come dire “l’avete voluta, eccola qua e ora state zitti e accontentatevi”.

Sì, certo, ci accontentiamo, ma cerchiamo almeno di darle dignità alzandola un pochino: un metro e mezzo basterebbe.

E mai come ora diventa attuale il motto “comunque vada sarà un successo (televisivo)!”


Enrico Ghezze Ghèzo
Cortina d’Ampezzo 11.01.2026