Durante il Ponte dell'Immacolata abbiamo assistito a Cortina a scintillanti iniziative private, feste nei negozi tirati a lucido, canti e balli nei bar all’aperto, persino un enorme motorhome parcheggiato in centro con le sedie a sdraio e le stufette. Dappertutto, le discutibili promozioni della dipendenza da nicotina.
L’impressione però è stata quella di una festa sfarzosa in un mega cantiere. Usciti dal perimetro dorato del campanile ci si ritrova nel pantano delle strade sudice di polvere impastata. L'illuminazione pubblica è in molte zone in black out, oscurando corso Italia alta e via del Castello, lasciate nell'ombra e nell'insicurezza. Automobili accatastate su ogni marciapiede, su ogni angolo libero, persino nel parco della casa di riposo, segno di un piano viario e di un piano parcheggi inesistenti. Cinquanta e più gru svettano su tutto, sbeffeggiando le promesse che ogni cantiere fosse funzionale e indispensabile per il successo dell’evento olimpico; come si è visto, un pretesto comodo per ogni forzatura edilizia.
L’Amministrazione comunale è responsabile di questa situazione. Non ha garantito un contesto infrastrutturale dignitoso all'iniziativa privata, che pure si sforza di mantenere viva l'offerta turistica. Ha rilasciato permessi di costruzione confidando in tempi di realizzazione palesemente irrealistici, scaricando il peso della negligente programmazione sul cittadino e sul turista. Ha avallato la speculazione della ex Stazione senza preoccuparsi minimamente delle conseguenze sul tessuto urbano, tra l’altro con i tempi di consegna delle prime opere ormai scaduti.
Non è stata in grado di varare né di applicare un piano viario e di parcheggio decente.
Possiamo anche dire che “va tutto bene”, per non essere tacciati di disfattismo (da chi di solito, però, bada ai fatti propri). Ma la realtà è che ospiteremo l’evento olimpico con una situazione poco migliore di quella descritta. Non riconoscere i problemi non aiuta di certo a risolverli.
Assumere una responsabilità pubblica significa garantire al paese un contesto infrastrutturale solido, non un palcoscenico per il lusso privato circondato da un degrado pubblico.
