Non ci sono più le stagioni…
    

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Non ci sono più le stagioni…

Lettere al giornale

31/10/2025

Il punto di partenza dell’articolo è un modo di dire, molto in voga per descrivere il meteo e le sue bizzarre evoluzioni durante l’anno, talmente in voga da essere diventato il prototipo dei luoghi comuni.
Ma non è di banalità che vogliamo parlare stavolta, anzi proprio il contrario.

Ormai è evidente che la clientela straniera non segue più alcuna stagionalità. Ogni momento è buono per venire nella nostra valle, gli alberghi sono in mano alle prenotazioni di grandi agenzie che non guardano in faccia a nessuno, scaricando quotidianamente turisti asiatici o americani che – inconsapevoli del dove e del come – raggiungono Cortina in qualunque periodo dell’anno. Il tasso di riempimento per i pernottamenti viene mantenuto ormai costantemente alto senza cedimenti, per giustificare l’ammortizzazione delle ingenti, continue e necessarie spese di ristrutturazione.

E nonostante ciò questi ignari turisti per lunghi periodi dell’anno sono lasciati abbandonato a loro stessi, orfani dei servizi di base della città.

Facciamo due conti, assemblando il periodo di apertura dei due principali comprensori di Cortina, il Faloria con una stagione invernale che va da fine novembre al primo maggio e il Falzarego con la Funivia Lagazuoi per l’estate che apre ai primi di giugno a fine ottobre, in conformità con le due stagioni del Dolomitisuperski, quella invernale da novembre ai primi di maggio e quella estiva del Supersummer, da metà maggio ai primi di novembre.

È evidente che viene coperta praticamente l’intera durata dell’anno, esattamente come accade a Zermatt, a Chamonix e sull’Eiger: a parte alcune piccole inevitabili pause tecniche il servizio complessivo per Cortina è di circa 340 giorni su base annua.

Ma allora diventa logico considerare che una località aperta per un così lungo periodo agli ospiti debba esserlo in modo efficiente e continuativo in tutti i settori e soprattutto i nuovi alberghi dovranno garantire periodi di apertura importanti anche dopo le Olimpiadi. La stagionalità dovrà essere definitivamente chiusa nel dimenticatoio per avere un servizio continuo.

A dirla tutta, un fenomeno analogo in passato si è già verificato: all’incirca un ventennio or sono gli impianti di risalita iniziarono ad aprire a Sant’Ambrogio senza ottenere alcun seguito da parte della ricettività alberghiera, esclusi alcuni storici bed & breakfast.
Per farla diventare un’abitudine consolidata ci volle del tempo, ma poco per volta la convenienza venne capita (anche considerando le numerose richieste di prenotazione in arrivo) e l’evidenza del vantaggio economico apprezzata. Oggi nessuno mai oserebbe mettere in dubbio la data di apertura stagione dell’8 dicembre.

Ora di nuovo l’offerta economica sarà per forza influenzata dalle richieste e più di qualche attività troverà conveniente aprire anche in periodi finora considerati “deboli” e non interessanti, comprese quelle firme di grido, quei marchi internazionalmente conosciuti che da tempo hanno colonizzato Corso Italia e che fin dall’inizio avrebbero dovuto dare l’esempio, invece di essere gli ultimi ad aprire e i primi a chiudere.

Sarà proprio il mercato a suggerirci la strada da percorrere: con qualche sforzo e con un po’ di attenzione riusciremo a costruire la benedetta stagione unica e sarà un grande vantaggio per tutti, anche per quei lavoratori oggi piuttosto rari, ma che in futuro troveranno conveniente poter avere dei solidi contratti annuali e a tempo indeterminato e si fermeranno molto volentieri in valle, facendo crescere il livello della professionalità e la qualità di un servizio finalmente adattato anche alle nostre esigenze oltre che a quelle dei fruitori.

Vantaggi analoghi saranno disponibili per i nostri rifugi e le nostre malghe, cui sarà data l’opportunità di ampliare e prolungare i servizi offerti (sempre che le condizioni meteorologiche lo consentano…).

L’obiettivo è vicino, indiscutibile e inevitabile.
Saremo costretti a metterci in mostra molto a lungo:e ricordiamoci che per il patrimonio dell’Unesco le stagioni non sono mai esistite!

Enrico Ghezze Ghèzo

Foto: Zumeles-Cristallo, credito Cortinamarketing