Buongiorno,
Accludo un mio personale addio a Cortina perduta per sempre nell'estate del 2023.
Complimenti per la vostra opera di emersione della realtà e di costante testimonianza.
Grazie
Prof.ssa Beatrice Nicolini
Università Cattolica Milano
Grazie Cortina
Estate 2023, l’ultima estate a Cortina
I miei genitori mi hanno portata a Cortina da neonata, da bambina a Cianderies, ho imparato a sciare a quattro anni sul campetto di Pierosà con il maestro Agostino molto severo con i bambini dell’epoca. Sono caduta subito ma non mi sono mai staccata dallo skilift trascinandomi fino a diventare una palla di neve una volta arrivata in cima. Ho memoria anche d’estate di grandi capricci con i pantaloncini di pelle “knickerbocker” e scarponcini pesantissimi e scomodi davanti al Hotel Posta perché non volevo farmi fotografare dal fotografo Zardini davanti all’asino finto.
Il mio giocattolo preferito era la funivia di legno nella vetrina di Lutteri lungo Corso Italia dove le due cabinovie si muovevano. Poi da ragazzina sono tornata con mia nonna Margherita a casa dei miei nonni materni a Crignes soprattutto d’estate perché i miei genitori hanno sempre preferito la montagna solo d’inverno e andavano in mari per me insopportabili per il sole cocente e il caldo opprimente. Io e mia nonna in agosto andavamo giù in paese e poi andavamo a Pocol con la funivia che partiva da davanti all’Hotel Posta che era una cosa bellissima e mangiavamo il famoso toast all’Hotel Argentina per poi scendere a piedi. Oppure andavamo al ristorante Lago Scin a sederci al sole e a leggere i giornali. Quando mio nonno materno e altri della famiglia partivano per tornare in città e rimanevamo io e la nonna Margherita erano giorni perfetti, di pieno relax e di - breve - libertà da famiglie patriarcali.
Da adolescente sono stata scelta, ero la nipote più vecchia, da mio nonno come accompagnatrice per una serata a Villa Bella, disegnata dall’architetto Luigi Vietti, a casa Agnelli-Nuvoletti. Mia nonna paterna era una Nuvoletti e mio nonno Eros Benedini, primario chirurgo a Mantova, conosceva molti medici e persone importanti che andavano in vacanza a Cortina. La prima volta che siamo andati a casa Agnelli era arrivato anche l’Avvocato Gianni Agnelli con l’elicottero (!) perché camminava con le stampelle. Il ricevimento, dove non c’era NIENTE da mangiare come si conviene ai veri ricchi alla Buñuel, esigeva che si lasciassero i doposcì in una stanza: tutti moon boot di colore blu: unico tipo disponibile all’epoca di doposcì, tutti uguali. Un’amica di mia mamma, Paola Venturelli, li aveva sempre chiamati “bamb” boot perché pensava fossero per i bambini e probabilmente era convinta che poi ci fossero anche gli “adult” boot. Durante la serata in questa villa magnifica con una cappella dove era stato benedetto il matrimonio della figlia di Clara Agelli, Ira Füstenberg giovanissima a 14 anni, con un parco immenso, le cameriere in grembiule nero e crestina bianca avevano servito una torta alla crema e io avevo amabilmente chiacchierato con un signore molto simpatico e intelligente che a un certo punto si è permesso di farmi notare che avevo strisciato tutto il tempo la mia elegante giacca nera contro il bordo della torta alla crema che sporgeva dal tavolo e, molto divertito, si era presentato: Piero Chiara. Il famoso romanziere.
Mio nonno, uomo spazientito, decise di lasciare casa Agnelli e con una intera stanza piena di moon boot tutti blu identici era impossibile capire quali fossero i nostri. Così il giorno dopo la povera Delphina di Sri Lanka che lavorava per i miei nonni, appena indossati i moon boot presi in prestito la sera prima da mio nonno era caduta sulla neve perché il numero erroneamente recuperato da casa Agnelli era il 44! In occasione di un successivo aperitivo sempre a casa Agnelli d’estate, mio papà mi aveva regalato un bellissimo “dirndl”, abito tirolese/ampezzano con il grembiule lungo damascato verde bosco. Non avendo mai indossato prima un abito tradizionale tirolese avevo lasciato fuori un triangolo per me misterioso. Quando ormai era troppo tardi mia cugina Rossana Bulgarelli anch’essa presente, aveva infilato ridendo un dito nel mio stomaco nudo dicendo: “ma manca il triangolo!”. Insomma, niente da fare, e, fortunatamente, in seguito non ci hanno più invitati, o almeno io non ho più partecipato.
Vi fu un tempo lungo durante il quale non tornai a Cortina perché facevo gare di sci e andavo ad allenarmi a Santa Cristina in Val Gardena. Durante i miei vent’anni avevo tentato di trovare qualche fidanzato a Cortina, e mio nonno ci sperava, ma i risultati sono sempre stati molto deludenti. Io e Susy Devasini che ha casa nello stesso condominio della nonna Margherita avevamo conosciuto due sorelle, Cristiana e Patrizia Longarini di Ancona, e per molte estati andavamo a ballare tutte insieme al Vip di Cardazzi ed eravamo sempre a casa loro, una ex pensione sulla strada dell’ex ferrovia dove il loro padre Edoardo aveva fatto mettere davanti una statua di Padre Pio. Le Longarini, molto gentili e generose, un’estate ci avevano invitate a casa loro ad Ancona e io ero passata per la stazione di Bologna pochi minuti prima della strage: 2 agosto 1980, le 10.25.
Tutte queste conoscenze sono poi svanite negli anni e sono tornata a Cortina con mio marito e la nostra bambina piccola Daria di 1 mese. Dal 1998, anno della sua nascita, fino all’ultima estate del 2023 siamo sempre andati d’estate con la figlia che poi ha smesso di seguirci nonostante i diplomi della scuola estiva degli Scoiattoli. Durante una delle nostre molte estati il nostro cane Merlino aveva incontrato in centro un cane femmina della sua stessa razza, di proprietà di una coppia molto simpatica di Milano. Così siamo rimasti amici di Pietro e Rita Caliceti passando molte vacanze con le loro figlie e la nostra. Merlino, un bull terrier bianco e nero, a Cortina riceveva sempre molti complimenti e attenzioni mentre in città veniva considerato un “brutto cane”.
Il succo di pomodoro condito, le patatine, l’aperitivo alla pesca “Bellini”, i tramezzini, la sottilissima ed enorme cotoletta del Posta, il soufflé che andava ordinato prima alla crema o al cioccolato con le salse calde, lo spettacolo delle crepes suzettes con la fiamma da Antonio. E ancora la zuppa di ortiche nella ciotola di pane del Ristorante Lago Scin, il club sandwich con la zia Gabriella Bulgarelli all’Hotel Cortina. Molte pizze, non tutte sempre buone. I cannoncini alla crema al bar Lovat, i salatini e le torte. Le fettine morbidissime di vitello della macelleria Caldara. Le messe in piega e i tagli scalati con la riga in mezzo per imitare Farrah Fawcett, icona pop e sex symbol dei favolosi anni Settanta, da “Libborio” dove Edoardo, fratello di Liborio, ballava disco music con il phon e la spazzola in mano e tutte le signore soprattutto di Roma erano divertitissime.
Era una Cortina al top con i tacchi, i vestiti da sera e le pellicce sulla neve a ballare alla discoteca Bilbò tutto al buio. Dagli anni Ottanta fino alla mia ultima estate 2023 sono sempre andata in casa dei miei genitori in Val di Sopra dove ho studiato, ho preso il sole di pomeriggio sul prato fuori dalla cucina guardando le Tofane, sono andata mangiare il pollo arrosto con le patatine e le frittelle alle feste campestri, ho guardato i fuochi di Ferragosto e la M della Madonna illuminata di notte sulle Tofane, ho ascoltato la musica scelta per me da mio marito, ho scritto molte delle mie pubblicazioni e dei miei volumi accademici, ho sempre ringraziato il Signore per avermi fatto arrivare anche quell’estate dopo aver lavorato così tanto a Milano e aver fatto tanta fatica per arrivarci. Cortina non è collegata e io non ho mai preso la patente: quando non mi accompagnava nessuno partivo da Lampugnano con il Flixbus e dovevo aspettare almeno due ore alla stazione di Mestre senza saper dove stare per poi prendere il bus Cortina Express che, dopo sei ore e mezzo di viaggio, arrivava alla stazione dei bus in paese e poi si doveva prendere il taxi che costava di più di tutto il viaggio da Milano, e si doveva pagare solo in contanti.
Durante gli anni della pandemia (2020-21) ho trascorso a Cortina lunghi periodi, per la prima volta si poteva lavorare anche da lì e ho camminato e ho visto gli animali, stambecchi, cervi, caprioli, scendere verso valle perché non c’erano più auto e confusione di persone. Moltissime passeggiate con mio marito, molti, sempre troppi, krapfen con la crema e la marmellata, molte giornate passate in Cooperativa a studiare ogni oggetto, molte ore seduta sul balcone in Val di Sopra per farmi curare dalle montagne. Un sollievo poter scappare dal clima atroce d’estate delle città lombarde ormai sempre più invivibili. Le Dolomiti, di cui è costruito anche il campanile della chiesa in centro che scandisce le ore con le sue campane, cambiano colore ogni ora, sono continuamente diverse e si impara molto se le si osserva, ti guariscono, ti scavano, ti aprono la mente, un’esperienza potente e profonda. Le scoperte scientifiche dimostrano che fossili marini sono presenti nelle rocce e per questo Cortina è un’esperienza unica perché è anche “mare”. Non ci sono possibilità che ci si annoi, ogni volta si scoprono scorci, passeggiate, esperienze diverse nonostante i molti anni trascorsi. Tutto questo è finito con il mio cuore spezzato alla fine di agosto del 2023 e non potrò, soprattutto, come per i grandi amori che finiscono, non dovrò tornarci più.
Beatrice Nicolini
Nella foto: Nino Nuvoletti (cugino di mia nonna paterna) e Clara Agnelli a Cortina con cani e pellicce