Questa foto documenta la grande manifestazione di piazza contro la volontà della SADE (diventata tristemente famosa per la tragedia del Vajont) di costruire una diga sul torrente Felizon. All’epoca,1954, non c’era la sensibilità ambientale di oggi, la ragione della protesta risiedeva nel difendere il paese da speculatori esterni ed evitare potenziali rischi. La diga non fu costruita.
Negli anni ‘60 ce ne fu un’altra, ugualmente molto partecipata, contro le manovre militari a Sennes e Foses, che poco dopo furono sospese. Non so chi le organizzò, ma, di fatto, ebbero successo e, non è che non ci fossero poteri forti: una potentissima compagnia elettrica qui e il Ministero della Difesa per l’altra.
Oggi, di fronte ad un’altra, pesante invasione di campo nel nostro Comune, alle manifestazioni, che pur ci sono state, i partecipanti del paese erano troppo pochi. Qualcosa è cambiato, evidentemente, il paese non è più quello, è molto cresciuto, in dimensione e benessere (almeno per una maggioranza), l’identità si va smarrendo, con buona pace di chi, meritoriamente ne difende una cultura ormai residuale (se non nascono bambini, chi la porterà avanti?)
Abbiamo difeso i boschi, con le Regole, è vero, ma basta? Un po’ credo che sia fatale, un posto così straordinario smuove gli appetiti di molti, come accade altrove. Non sono fra quelli che pensano che una volta era meglio: era diverso. Sono fra quelli che pensano che, se non vogliamo ritrovarci ad essere un resort turistico per ricchi, benestanti ma spaesati a casa nostra, dovremmo resistere, o, almeno provarci. Invece accade che, a fronte del grande evento, troppo grande, voluto da altri (leggasi Zaia), ci siamo prostrati, attratti o illusi dalla pioggia di denaro promessa. A partire dall’Amministrazione comunale, che pare abbia in mente solo concessioni edilizie, come se, quello che tutti vediamo, non fosse affar suo. Non bastasse, si è posta a capofila degli speculatori con il disgraziato affare della stazione.
Si è detto: non possiamo farci niente, non abbiamo potere decisionale. Ma davvero? Avrei voluto vedere se a fronte di una manifestazione come quella, magari con il sindaco (capocomun si dice in ampezzano, ma di chi, se appare invisibile e totalmente scollegato dalla comunità) in testa, i cosiddetti poteri forti non si sarebbero posti qualche domanda. E invece avanti, anzi,in coda, in quello che ci ostiniamo a definire ancora il nostro paese.
Ma quale? Attività economiche andate, scuole che chiudono, impiego pubblico in affanno per mancanza di alloggi, famiglie giovani che emigrano, piscina, dico una piscina chiusa da 13 anni…
E poi ci lamentiamo dell’overtourism, dell’invasione delle auto, del traffico insostenibile. Sul serio? Abbiamo bisogno di altri turisti, di altro denaro?
No, non siamo più quelli di allora ma, se è vero come dice chi se ne intende, che la storia va a cicli, ebbene, spero che, passata la sbornia, fatta la resa dei conti, perché verrà anche quella, ci risvegliamo un po’ e troviamo un sindaco che ami questo paese, inteso come comunità.
La speranza non delude mai, diceva Papa Francesco. Crediamoci!
Renzo Stefani
p.s.: in autunno ci saranno le elezioni regionali, Zaia è stato tolto di mezzo da una legge; stai a vedere che eleggeremo in massa un suo stretto seguace (stavo per dire altro, ma le querele sono in agguato).