Il bob nel deserto: nessuna impresa si è proposta per la costruzione della pista a Cortina
    

Ricerca avanzata

Tutte queste parole:
Frase esatta:
    
logo

Ricerca sul sito

Ricerca normale (una di queste parole):
Tutte queste parole:
Frase esatta:

Il bob nel deserto: nessuna impresa si è proposta per la costruzione della pista a Cortina

Redazione

01/08/2023

E’ una gara contro il tempo, sempre più stretto. Alla scadenza del 31 luglio non si è riusciti ad assegnare l’appalto per la costruzione del primo stralcio della pista di bob prevista a Cortina, che prevede l'abbattimento di un parco giochi con contorno di uno storico lariceto, oltre 200 alberi di duecento e più anni ciascuno. Inizialmente per costruire la pista erano previsti 40 mesi di lavoro, ora ridotti a 15 per la pista vera e propria (il collaudo dovrà essere effettuato a dicembre 2024) e a 26 mesi per l'impianto completo di accessori (consegna a novembre 2025). Solo sei mesi fa il commissario Sant'Andrea aveva assicurato che i lavori di costruzione sarebbero iniziati entro luglio. Ad oggi nessuna impresa si è offerta, visto il forte rischio di penali in caso di ritardo.

Nel dossier di candidatura (2019) la pista di bob aveva un costo previsto di 47 milioni di euro. In pochi mesi erano lievitati dapprima a 61 (gli unici soldi stanziati a oggi dal governo DPCM 26.09.2022), poi passati a 85 ed oggi, a progetto definito, 124 milioni di euro, una parte già spesi per la demolizione del tracciato storico della “Eugenio Monti”. Una cifra spaventosa ancora non finanziata da nessun ente pubblico, che va a coprire un'attività sportiva minimale: in Italia gli atleti praticanti fra skeleton e bob sono qualche decina.

La società Simico, alla quale è affidata la regia dell’intera operazione, progettazione, appalto, gestione dei lavori, collaudi e gare preolimpiche (febbraio 2025), in uno scarno comunicato scrive che si darà avvio a una procedura negoziata con alcune ditte; questa procedura, inizialmente prevista per lavori con importi da 150mila ad 1 milione di euro, è ora resa possibile dal nuovo codice degli appalti entrato in vigore dal 1 aprile di quest'anno. Un percorso di totale assenza di trasparenza: la procedura negoziata si svolge fra attori pubblici e affidatari dei lavori senza bando di gara, privo di un percorso basato sulla partecipazione e condivisione dei portatori di interesse, percorso che secondo il decreto Semplificazioni del 2020 dovrà concludersi entro quattro mesi.

Nel novembre 2022 comitati ed associazioni di tutela ambientale avevano incontrato il presidente Zaia invitandolo ad abbandonare il sogno impossibile di Cortina e a trattare con Innsbruck: la cittadina tirolese era ed è ancora disponibile ad ospitare la gare grazie ad un eventuale patto tra Fondazione Milano-Cortina 2026, CIO e Regione Veneto. Zaia, dimostrando insofferenza e mancanza di cultura istituzionale, aveva rifiutato il percorso indicato che gli avrebbe permesso una onorevole via d’uscita. Lo aveva suggerito mesi fa anche il presidente del CIO Thomas Bach: nessuna contrarietà a svolgere gare in paesi esterni all’Italia.

Oggi Simico avvia una procedura negoziale comunque impegnativa, se non impossibile. In alternativa si aprono le porte affinché le gare si svolgano a Saint Moritz; ricordiamo che la pista in territorio svizzero è gestita con innevamento naturale, bastano due giorni di foehn o temperature miti e le gare risultano impraticabili. L’alternativa più credibile resta Innsbruck, cittadina vicina non solo geograficamente (meno di tre ore di auto) ma anche culturalmente a Cortina; ad oggi però nessuno della Fondazione è andato in Tirolo a trattare seriamente (pur di non offrire credito agli ambientalisti cadorini e nazionali), mettendo una volta di più in rilievo l’improvvisazione della gestione dell’intera macchina che ci porterà alle Olimpiadi invernali del 2026, come da tempo denunciamo. Occorrono comunicazione corretta, trasparenza, confronto, tutti passaggi che il CONI, le Regioni interessate, i comuni hanno accuratamente evitato. In Valtellina come a Milano, in Alto Adige come in Trentino, nel Veneto come a Cortina.

Adriana Giuliobello, presidente di Mountain Wilderness Italia

Nella foto: la curva Bandion in demolizione