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Olimpiadi e sostenibilitÓ: la promessa finora tradita

Redazione

24/03/2023

“È questa l’impressione che se ne ricava, negli ultimi mesi, seguendo quanto accade sul nostro territorio”.  Parte da qui la riflessione di Andrea De Bortoli, coordinatore del terzo polo bellunese, che punta a porre l’attenzione sulla gestione della partita olimpica in provincia, anziché sui singoli dossier sul tavolo.

“Non spetta a me entrare nel merito degli aspetti tecnici delle opere, che andranno a ridisegnare il nostro territorio e in particolare la conca ampezzana, ma quello che noto è l’assenza di un dialogo e confronto trasparente con le comunità locali su quello che dovrebbe essere il percorso che ci separa dall’appuntamento olimpico.

L’opportunità, per quanto positiva in sé, se ci pensiamo non è nata nel migliore dei modi, visto che è stata caldeggiata dal Governatore Zaia, che ben intuì il potenziale d’immagine ed economico per il Veneto, ma mai condivisa con gli ampezzani. Da lì in avanti – complice anche l’emergenza pandemica, che ha assorbito energie e attenzioni – la politica bellunese non è riuscita a far sentire nella giusta maniera la sua voce, accontentandosi di un ruolo da comprimario al cospetto delle istituzioni governative e della Regione.

E così la nostra provincia, che almeno poteva cullare l’utopia di avere un ruolo di indirizzo, raccontando all’esterno quale fosse la sua visione di futuro e come le Olimpiadi avrebbero potuto essere il moltiplicatore di opportunità per larga parte del territorio, si trova nella condizione di sperare che le opere infrastrutturali - che aspettiamo da decenni - possano essere concluse qualche anno dopo le Olimpiadi.

I ritardi che si sono colpevolmente accumulati nel tempo, figli soprattutto dei 4 governi succedutesi in breve tempo, hanno portato i protagonisti a premurarsi esclusivamente di arrivare a meta nel 2026, tralasciando in buona parte il “come” ci arriveremo. Assenza di condivisione e trasparenza stanno avvelenando il clima attorno a questa manifestazione, che invece doveva essere un’occasione di festa.

Sconcerta che chi dovrebbe facilitare il dialogo abdichi al suo ruolo. Se il dibattito tra chi vuole le Olimpiadi e chi le osteggia è evidentemente sorpassato ora c’è la necessità di coinvolgere la popolazione sulle scelte maggiormente impattanti. Il 18 marzo ero in piazza a Cortina con centinaia di persone ad ascoltare le loro perplessità, avanzate con educazione e senso civico, così com’ero al confronto tra candidati la sera del 9 giugno 2022: fa davvero specie riascoltare quel profluvio di parole a distanza di nove mesi.

So che a Milano vi sono professionisti che stanno lavorando alacremente per rendere i giorni di manifestazione nel 2026 il più sostenibili possibili, ma nei prossimi 3 anni non possiamo fare finta che la sostenibilità non sia affar nostro. Perché uno dei pilastri dell’agire sostenibile è proprio il confronto con gli stakeholder. Qui invece imperversa la logica emergenziale che, in forza di un obiettivo da raggiungere a tutti i costi, procede in deroga a tutto, in alcuni casi anche al buonsenso. Un’abitudine tutta italiana già sperimentata con successo in altri importanti scenari e che pare ormai una strategia deliberata. Non a caso nella revisione del codice degli appalti - accelerazione voluta da Salvini, su cui molto ci sarebbe da dire - uno degli elementi che ne esce più ridimensionato è il cosiddetto dibattito pubblico: quel processo di informazione, partecipazione e confronto pubblico su opere di interesse nazionale che si svolge nella fase iniziale di progettazione, quando le alternative sono ancora aperte e la decisione, se e come realizzare l'opera, deve essere ancora presa.

Per questo avanzo l’invito a non correre troppo sull’individuazione del luogo dove sorgerà il villaggio olimpico. Qui i tempi per realizzare l’opera sono meno stringenti rispetto alla pista da bob, non si commetta un’altra forzatura. Si approfitti di questa occasione per cambiare decisamente passo e trovare una soluzione che possa quantomeno evitare inutili dissidi. Consci che non esiste la soluzione perfetta, ci si sforzi di trovare una sintesi ottimale; in questo senso sono certo che il Commissario abbia tutte le carte in regola e la volontà per riuscirci. Come detto non spetta a me offrire soluzioni che si aggiungano alle molte pervenute finora o esprimere preferenze, anche perché la storia di questa provincia ci racconta come il politico che viene da fuori ha spesso sfruttato le nostre divisioni (qui dovremmo tutti fare mea culpa) per imporre le sue volontà.

Attendiamo quindi gesti concreti, da qui in avanti si cambi marcia. Quel che appare chiaro è che in questa partita la vera sconfitta è la politica, ma siccome non siamo qui a denigrare bensì a proporre nuovi approcci proviamo a rimediare. Cortina organizzi entro i prossimi 12 mesi un workshop internazionale per discutere del futuro stesso dei giochi olimpici invernali, non a caso il CIO ha posticipato al 2024 l’assegnazione dei prossimi per problemi gestionali ed economici, segno che il modello è alle corde. In un’ottica di legacy, si parta da cosa non sta funzionando per ragionare davvero cosa potranno essere le Olimpiadi del 2030 – data significativa, che richiama l’agenda 2030 dell’ONU per lo sviluppo sostenibile - perché il tempo passa - i cambiamenti climatici e sociali ce lo segnalano in mille modi - e anche gli appuntamenti a cinque cerchi dovranno sapersi ripensare, per davvero”.