Bob, Christillin: «Il mio suggerimento? Utilizzare una pista esistente o una struttura temporanea».
    

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Bob, Christillin: «Il mio suggerimento? Utilizzare una pista esistente o una struttura temporanea».

Anna Illing

04/11/2021

Una delle nozioni più comuni che viene subito insegnata ai bambini è che lo studio della storia è la base per il nostro presente e, soprattutto, per il nostro futuro poiché dovrebbe far sì che non vengano commessi nuovamente gli stessi errori. 
Applicando questo principio all’eventuale costruzione di una pista da bob a Cortina d’Ampezzo in occasione delle Olimpiadi che vi si terranno nel 2026, si comprende l’utilità di contattare chi si è trovato in passato a fronteggiare la medesima questione.

Per questo “Voci di Cortina” ha richiesto, e gentilmente ottenuto, un’intervista con Evelina Christillin, già presidente esecutivo del Comitato promotore Torino 2006 e vice presidente del Comitato per l’Organizzazione dei Giochi Olimpici Invernali di Torino nel 2006. Oggi Christillin ricopre il ruolo di presidente del Museo Egizio a Torino.

Dottoressa Christillin, ci può spiegare perché si è scelta Cesana come località per costruire la pista da bob per i Giochi Olimpici di Torino del 2006?
All’epoca era stata dapprima individuata una locazione in Val di Susa per la pista da bob, slittino e skeleton. A causa della presenza di amianto naturale, però, la scelta è ricaduta sul comune di Cesana, nonostante la sua esposizione al sole che ha reso ancor più necessario l’impianto a raffreddamento artificiale.

Quanto è costato l’impianto?
I lavori di costruzione del progetto hanno avuto un costo totale di 120 milioni di euro. 

Una cifra importante, tanto più che si parla di soldi pubblici. Oggi però la pista da bob di Cesana è chiusa...
Conclusi i Giochi Olimpici tutte le strutture sono rimaste in funzione, eccetto la pista da Bob a Cesana. Da allora la zona è rimasta abbandonata e inutilizzata visto lo scarso numero di atleti professionisti che pratica i tre sport in questione (bob, skeleton e slittino, ndr). 

Non c’era un’altra soluzione all’epoca per evitare la costruzione della pista?
La cosa migliore sarebbe stata accettare la proposta di utilizzare la pista di La Plagne, nella vicina Francia. Il suggerimento era stato accolto anche dal Comitato Olimpico Internazionale, ma era stato scartato da chi sosteneva che le Olimpiadi italiane dovessero avere luogo unicamente in Italia. 

A Cortina la Regione e il Comune vuole ricostruire la pista per i Giochi del 2026,  sostenendo che ciò avverrebbe su un impianto già esistente e gli interventi sarebbero minimi. Cosa ne pensa?
La differenza non la fa il fatto che a Cortina una pista da bob c’è, perché la differenza sta nel cambiamento di regolazioni e sensibilità verso l’ambiente avvenuto dal 1956 ad oggi. Non basterebbe risistemare quello che è stato messo in piedi 65 anni fa, anche sulla base della diversa dimensione dei giochi e del pubblico che li segue. Conseguentemente, posso immaginare che i costi sarebbero anche maggiori di quelli sostenuti per i lavori a Cesana.

Che cosa consiglia, dunque?
Le autorità si assumeranno le loro responsabilità, ma, aggiungendo alle motivazioni emerse prima l’opposizione della maggioranza della popolazione locale, sconsiglio di proseguire su questa strada. La soluzione che suggerisco, sulla base della mia esperienza, è quella di utilizzare la pista di Innsbruck o, in alternativa, di pensare a un progetto temporaneo che possa essere smontato in seguito. 

La storia ha la grande peculiarità di tendere a ripetersi, permettendoci di seguire la via indicata per il progresso e il miglioramento. Sta a noi poi decidere se seguirla o meno, facendoci carico di oneri e onori della nostra scelta.