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Eventi estremi e disastro idrogeologico: a volte esiste una spiegazione

Lettere al giornale

13/10/2020

Eventi estremi e disastro idrogeologico: a volte esiste una spiegazione

Un contributo tecnico esamina i possibili motivi dell’esondazione del rio Ruoiba a Cortina d’Ampezzo di fine agosto.

di Silverio Lacedelli

Uno dei problemi più importanti e che investono i tecnici consiste nell'analisi delle frequenze degli eventi estremi; in altre parole, tutti i metodi consolidati nel tempo di valutazione e previsione degli eventi eccezionali sembrano non offrire più adeguate risposte e quindi i manufatti, che erano stati realizzati per rispondere ai normali eventi meteorologici, risultano inadeguati.

Mi riferisco, ad esempio, alla valutazione delle portate di piena dei corsi d'acqua o agli effetti delle piogge intense o alle frequenze delle notti tropicali, per i quali i complessi calcoli matematici, grafici logaritmici, proiezioni secolari, ormai sembrano non offrire più risultati attendibili.

Ecco quindi che molte opere, che si consideravano adeguate, oggi, alla luce dei mutamenti climatici, che si annunciano con una maggior frequenza di eventi estremi, paiono risultare non più rispondenti alle attese.

Ne è un esempio a quanto è accaduto il 24 agosto a Cortina, allorché, in seguito ad un violento nubifragio, il rio Ruoiba è esondato ed ha invaso alcune strade della zona a nord della cittadina.

Pur se una analisi dettagliata richiede tempo e risorse, un primo contributo per capire come è potuto succedere, o almeno per valutare alcune ipotesi, è sempre possibile.

Il Ruoiba scende dalle propaggini delle Crepe di Zumeles e percorre la conca in direzione sud-ovest verso il torrente Boite. Il suo corso, un tempo libero e senza ostacoli, è oggi artificializzato per  circa la metà della sua lunghezza, che misura in tutto 3 chilometri e 250 metri. Nella parte più alta ne è stato addirittura modificato il percorso, con uno spostamento di una ventina di metri, per permettere la realizzazione di una pista per gli appassionati di sport invernali. Questo intervento ha reso il corso d'acqua parzialmente pensile, con tutti i problemi idraulici e di sicurezza conseguenti.
Anche più a valle è stato canalizzato con un analogo intervento prima di infilarsi in una galleria negli ultimi 700 metri di percorso.

L'esondazione è avvenuta in tre punti distinti:
- una a monte lungo il tratto di canalizzazione in corrispondenza di una curva del canale a cielo aperto ove, per la forza centrifuga delle acque che scendevano a velocità sostenuta, si sono riversate in quantità modesta oltre l'argine destro, diminuendo comunque il livello di deflusso;
- un secondo punto all'ingresso della condotta sotterranea, che ha una portata massima inferiore a quella del canale e quindi l'acqua in eccesso è defluita fra strade e abitazioni;
- infine l’acqua è rigurgitata da un tombino posto a ridosso dell'ex ferrovia, segno evidente che una strozzatura successiva ha ostacolato il deflusso di tutta la quantità di acqua entrata dall'ingresso della condotta sotterranea un centinaio di metri più a monte.

Quantificare l'entità della precipitazione, in assenza di uno strumento di misura posizionato nel bacino di raccolta delle acque della Ruoiba, non è agevole, soprattutto per il tipo di evento non collegato a fronti di perturbazione ben organizzati, ma causato da fenomeni locali isolati, pur se intensi. Infatti nel versante opposto della valle (de la de r'aga) il fenomeno si è presentato con intensità minore e non ha procurato danni.

Ciò premesso, tenuto conto delle caratteristiche del bacino e delle portate scese a valle lungo la canalizzazione, dell'ordine di 14 metri cubi al secondo (mc/s), si può stimare una precipitazione di intensità pari a 25 millimetri/ora, almeno nella porzione più elevata del bacino che misura appena 2,66 chilometri quadrati. La condotta sotterranea ha invece una portata di circa 10 mc/s e questo comporta inevitabili problemi nel caso in cui, come nell'evento recente, la quantità di acqua in arrivo sia superiore a quella che riesce a smaltire.

La condotta, che convoglia le acque al Boite, ha una lunghezza in sotterraneo di circa 700 metri ed è possibile che al suo interno abbia alcune ostruzioni per materiali o per diminuzione di pendenza nel suo tratto terminale; fatti, questi, che ne ridurrebbero ulteriormente l'efficienza e all'origine del rigurgito sopra citato.

La caratteristica di queste precipitazione consiste nel fatto che più sono intense, più sono brevi e più sono localizzate. Ove si manifestano, provocano danni. Eravamo abituati a osservare nubi nere temporalesche in prossimità del Sorapis, con le conseguenti leve torrentizie sulla statale 51 ad Acquabona, questa volta invece è accaduto pochi chilometri più a nord-ovest. Piogge di questa intensità non sono quindi eccezionali, ciò che sorprende è la accentuata frequenza di eventi che si ripetono con cadenza non più secolare.

A questo punto occorre pensare al futuro, anche in considerazione del fatto che questi eventi saranno sicuramente sempre più frequenti a causa dei mutamenti climatici.

Occorrerà una attenta valutazione sui fatti avvenuti e sui parametri del torrente, ma alcune azioni saranno comunque opportune: un esteso rimboschimento del bacino a monte per attenuare le portate di piena con specie adatte, salici, ontani, pioppi, betulle, faggi, sorbi, pruni, tralasciando le conifere e i frassini, questi ultimi in grande sofferenza anche nella nostra valle per l'attacco di un fungo molto aggressivo e pericoloso (Chalara fraxinea) che sta portando a morte molti esemplari in concomitanza con una infestazione di cocciniglia del frassino. Viste poi le difficoltà ed i costi che si incontrerebbero nell'ingrandire la condotta sotterranea e i canali a cielo aperto, va comunque valutata una rinaturalizzazione del corso d'acqua ed una rivisitazione del tratto pensile foriero di future preoccupazioni per le abitazioni sottostanti.

Ultima nota, forse un po' polemica, consiste nella necessità che i tecnici preposti alla realizzazione di opere di difesa, oltre che preparati, siano attenti a tutti gli aspetti ambientali e non assecondino acriticamente il potere politico che sbandierando milionate di euro ritiene di rispondere così alle necessità dei residenti. Di errori fatti, anche recentemente, ne sono piene le opere che evidenziano con le targhette immerse nel cemento la scarsa comprensione dei fenomeni.

La trasformazione dei corsi d'acqua in tanti piccoli Lambro (corso d'acqua che attraversa Milano in sotterranea) sembrava essere un fatto normale se non positivo, per la riutilizzazione delle superfici resesi disponibili a fini insediativi o di pubblica utilità, invece l'asservimento a logiche monetarie e speculative che hanno portato ad una assurda cementificazione del territorio ora ci presenta il conto, che sarà in futuro salatissimo.

dott. Silverio Lacedelli

Il torrente Ruoiba a Verocai