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VARIANTI,CHE PASSIONE!

Ennio Rossignoli

01/05/2010
Dunque si è tornati a parlare di bretelle: non quelle che tengono su le braghe della terza età, ma quelle che gli strateghi della strada adottano per agevolare il traffico anche a costo di maltrattare di brutto luoghi ed ecologie. Ci provano anche a Cortina, e non si può dire che si tratti di una questione di lana caprina, perché ne va della stessa sopravvivenza di un paesaggio, naturale e umano. Certo il problema c'è, annoso e negli anni sempre più increscioso: il traffico penalizza Cortina nei periodi di più alta concentrazione turistica, trasformandola in una specie di pentolone in cui si ammucchiano automobili e improperi (di chi ci sta dentro). Da quando il trenino azzurro è deceduto (era il '64), soppresso dalla nuova Italia meccanizzata, lentamente ma inesorabilmente la marea delle «quattro ruote» è salita su per i contrafforti dolomitici dando vita alla stagione del turismo di massa, che dura tuttora nonostante i colpi bassi della crisi: solo che, cambiato il volto delle vacanze all'ombra delle Tofane, non è contemporaneamente cambiato il modo di arrivarvi e di frequentarle. Tutti in macchina e tutti insieme. Propositi e ipotesi di soluzione sono stati tanti, ragionevoli o meno, praticabili e no, tutti in genere incentrati su punti di vista localistici, perciò estranei a una problematica integrata, tale cioè da includere l'intero sistema viario della provincia, troppo spesso strozzato dalle micidiali movimentazioni del turismo stagionale; limiti oggettivi, finanziari e burocratici, hanno aggiunto ostacoli a ostacoli, ma ora - a quanto pare - tutto sarà superato (anche l'opinione dei cittadini), e Cortina si trasformerà per anni in un gigantesco cantiere a cielo aperto (sottopassi a prescindere, si capisce). Un impatto prevedibilmente mostruoso, le cui ripercussioni sulla vita e l'economia del paese - e magari sulle opinioni dell'UNESCO - non sono oggi del tutto valutabili. Che occorra «modernizzare» il sistema circolatorio della conca, rimasto pressoché immutato dai tempi olimpici, è indiscutibile; non lo è altrettanto il piano che dopo certe peripezie (con gallerie che vanno e che vengono), sembra arrivato alla sua fase attuativa: il progetto Anas, la legge Obiettivo, il Corridoio V, la sollecitudine comunale, insomma stavolta ci siamo. Oddio, mancano ancora i soldi, e non è mancanza da poco, ma prima o poi 'sta variante si farà: tutto sta che le variazioni non migliorino il flusso, ma distruggano la qualità. Il rischio è reale.