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LE MILLE LUCI DI CORTINA

Si stanno spegnendo, poco a poco. Hanno brillato trionfalmente nelle notti della Grande Festa, in un Natale e un passaggio d'anno rimasti lontani dagli affanni del mondo (ma è stata vera lontananza?), quasi che Cortina si fosse improvvisamente trasformata in una fantastica Sangri La dei Monti Pallidi.
Ora, dalle vetrine spettacolose, dalle luminarie alberate, dalle finestre importanti che ammiccavano in un buio senza oscurità, sembra emanare una luce più stanca - o forse più stanchi lo siamo noi. E' la luce della vita di prima, la vita che torna immancabilmente a battere alla porta delle evasioni (e delle illusioni). Si dirà che in fondo è sempre stato così: ma quando tutto intorno impazzava il gran carnevale dei consumi e il benessere era un sigillo sociale, le follie mondane della Regina figuravano come espressioni di un privilegio a cui tutti potevano in qualche misura aspirare. Whisky e neve, sci ed ermellini, giorni di piacere per vacanze di lusso: come si dice in musica, dissonanze risolte in consonanze. Ma oggi quella risoluzione non c'è più, e la percezione di un suono estraneo, come di una stonatura, permane. La crisi ci è addosso, la sentiamo sul collo; leggiamo della nuova povertà (e non è solo una lettura), una austerity ormai dimenticata è il nostro futuro prossimo. Certo gli italiani ne hanno viste di peggio, ma hanno sempre saputo reagire, e una Cortina affollata nelle case, negli alberghi, nei negozi, è parsa confermarlo. Ma forse il senso da ricavarne è un altro, e precisamente quello di una società - o almeno di una parte di essa - che non sa rinunciare ad abitudini conquistate con la lenta risalita, non ancora finita, da uno stato di minorità a lungo sofferto.
E se è vero che, come diceva Puskin, l'abitudine è un surrogato di felicità, allora è qui che si confonde il popolo della vacanza. Certo, tutto bene per Cortina, ma poi? Poi c'è lo spegnersi delle luci della festa e davanti non c'è che il buio di un tempo inclemente : non quello meteorologico, ma della recessione, della economia in caduta, e prima o poi anche le vecchie e care abitudini sono destinate a fare la stessa fine. Giova riflettere su questo? Sicuramente più che non farlo.

01/01/2009 - Ennio Rossignoli

Pubblicato sul giornale n. 56 - Gennaio 2009


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