logo Voci di Cortina
Cassa Rurale Cortina Cooperativa Cortina


I REGOLIERI E IL DIALETTO AMPEZZANO

Nell'assemblea generale delle Regole, antica Associazione costituita da famiglie originarie ampezzane, erano molto pochi coloro che parlavano correttamente il ladino

Il 19 aprile scorso, come da usanza la Domenica in Albis, c' e stata l'assemblea Generale delle Regole d'Ampezzo.

Quest'anno nella Sala (non Hall) Alexander Girardi di Pontechiesa, era presente anche il regista Mario Veronica per girare un DVD conoscitivo sulle Regole; ma seguo l'ipotesi che sia rimasto un po' sconcertato nell'ascoltare le argomentazioni che si susseguivano, soprattutto per il modo di esprimersi degli oratori.

Sicuramente era a conoscenza che i Regolieri devono, e sono, esclusivamente diretti discendenti delle antiche famiglie originali di Cortina, e che, dunque, abbiano conservato almeno in parte il vernacolo dei loro antenati; anche per lui inimmaginabile che sia andato perso.

Altrettanto ipotizzabile che ne deduca che le Regole siano lo scrigno conservativo non solo dei boschi, dei pascoli e del territorio nel suo insieme, ma anche delle usanze, la cultura, il sapere, e, giustappunto, del dialetto ora sorto a lingua minoritaria; anche se sappiamo che non e proprio un compito loro.

Ora non sta nelle mie corde ne ho la capacita di assurgere al ruolo di maestro di ampezzano: ma il fatto di scrivere gia da anni per una testata prettamente redatta nel dialetto ladino, mi porta ad ascoltare con attenzione quando altri lo parlano, per meglio capire e carpire certe sfumature o parole che non siano costantemente le stesse.

Orbene, in quel pomeriggio abbiamo ascoltato, Regolieri e regista, tutto quello che normalmente viene detto nel corsomentre di un rendiconto su come e andata, dei problemi passati e di quelli a venire; maa… ma sia dal tavolo di presidenza, sia dalle poltrone di platea, necessita dire che non ne e sortita una schietta dimostrazione sull' uso, se non proprio corretto, perlomeno adatto alla situazione della parlata ladina;  a parte un paio di interventi che hanno dato lustro e fisionomia all'ampezzano nell'uso di lemmi ed anche della cadenza tipicamente pacata, molti altri, abbastanza sostanziosi e sostenuti pur anche con cognizione di causa, sono stati espressi in una miscellanea delle due lingue, andando abbondantemente in prestito dell'italiano anche laddove non ce n'era espressamente il bisogno: bastava parlare come si mangia, meglio, come di norma si fa incontrandosi per strada, nei bar o in qualsivoglia occasione, magari senza il cruccio d'avere un microfono in mano. Era poi realmente cosi difficile? Ovviamente si sa che per i vocaboli

tecnici moderni non si possono trovare corrispondenze traducibili: ma cercando di ampezzanizzare tutti i corrispettivi con dei neologismi, oppure mescolandoli indiscriminatamente con l'italiano, ne uscirebbe il classico rattoppo che e peggiore del buco, come si dice; e di questo sicuramente se ne e avveduto anche Veronica, tirando delle somme non troppo lusinghiere verso l'ampezzanita dei Regolieri.

Parole tecniche come il succitato microfono, risulta ovvio che non si puo ricorrere ai giri di parole come: oggetto che si adopera per far alzare la voce (atrezo agno che se parla inze e che se dora par fei ouza ra osc): ed allora e meglio chiamare le cose con il loro nome, seppure in italiano; ma per tutto il resto sarebbe andata bene la lingua madre degli indigeni: Regolieri.

Chiosa: guardando all'italiano che e una delle lingue piu ricche di vocaboli, se ne sono contati qualcosa come 183.594; ebbene come non bastassero, si sono aggiunti altri 10.000 provenienti per la maggior parte dall'inglese; vuole il ladino fare la stessa iniezione a dosi cosi massicce? Usare il proprio dialetto non e restare cocciutamente ancorati al passato, farlo sopravvivere e magari prosperare, non e accanimento terapeutico, ma un valore aggiunto.

Siamo dolomitici, ed il ladino, nelle sue varie accezioni, ne e l'espressione verbale; si parla, e si scrive, solamente qui e da nessuna altra parte per quanto globalizzati, di lingua madre ce n'e una sola. Non vergogniamocene come ci costringevano in un recente passato, ad iniziare dalle aule scolastiche: una lingua non e antagonista dell'altra, possono benissimo convivere ed essere condivise.

Mangiare pestorte e formei non e regressione, e alimentarsi ieri come oggi, magari con un sapore ritrovato e per qualcuno anche nuovo.

Ma sono i tempi - non si dice sempre cosi? - che gia vanno veloci di proprio: ma anche per una lingua come il ladino, c'e la necessita di sproni per farla andare ancora piu svelta? Si sa che si rimane indietro anche solamente fermandosi; ma neppure correre troppo per essere per forza primi e pagarne pegno, non e detto che sia la cosa migliore.

In ogni caso, ci si augura che da quel DVD non ne escano troppo i difetti, le mancanze, ma tutto cio che di buono intrinsecamente contiene la benemerita Comunanza: perchè e sicuramente più quello che ha preservato che quello che ha disperso.

01/05/2009 - Antonio Alberti cuciarin

Pubblicato sul giornale n. 60 - Maggio 2009


COLLEGAMENTI

Cultura, editoria, storia

Tutti gli articoli di questa categoria

Voci di Cortina