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LA CASSAZIONE ACCOGLIE IL RICORSO DELLE ASSOCIAZIONI SULL’IMPIANTO IDROELETTRICO PIAVE-SAPPADA

Un importante risultato contro lo sfruttamento dei corsi d'acqua in montagna

E’ di questi giorni la notizia che la Suprema Corte di Cassazione a Sezioni Unite, massimo organo giurisdizionale in Italia, ha accolto il ricorso delle Associazioni WWF e Comitato Bellunese Acqua Bene Comune contro l’impianto idroelettrico sul PIAVE a Sappada, proposto dal Comune di Sappada, condannando la Regione Veneto e il Comune di Sappada al risarcimento di parte delle spese processuali.
Si tratta di un impianto idroelettrico autorizzato dalla Regione Veneto poco sotto le sorgenti del Piave, in difformità alla normativa Europea e Italiana che ne prevedeva invece la tutela assoluta in quanto corpo idrico inalterato (stato elevato) e sede di Sito di Riferimento.

Nel giro di un anno la Cassazione ha dato ragione ai Comitati e alle Associazioni anche su analoghi ricorsi TALAGONA (Domegge) e GRISOL (Longarone), torrenti che potranno continuare a scorrere liberi nel loro ambiente naturale.

Tre sentenze importanti che fanno giurisprudenza, e delle quali i decisori politici che da oltre un anno stanno lavorando al nuovo decreto FER (Fonte di Energie Rinnovabili) non possono non tenere conto. Ci riferiamo in particolare al Ministro dell’Ambiente Sergio Costa e al neo Ministro dello Sviluppo Economico Stefano Patuanelli.

Infatti, a fronte del salvataggio dei tre corsi d’acqua (tutti in provincia di Belluno), ci sono in Italia centinaia di torrenti e di tratti di fiume che rischiano di venire intubati non per quel poco di energia “verde” che sono in grado di produrre bensì per dirottare nelle tasche degli investitori (di solito società private ma a volte anche amministrazioni comunali, come in questo caso) gli incentivi alle “energie rinnovabili” che il Governo preleva direttamente dalle tasche dei cittadini attraverso le bollette della luce.
 
Questi straordinari risultati si sono potuti ottenere grazie alle iniziative di comuni cittadini che, individualmente oppure costituiti in associazioni, comitati o gruppi, hanno presentato i ricorsi e hanno versato oltre 60.000 euro per i due gradi di giudizio, non per interesse personale ma per vedere rispettate le leggi nazionali e europee a tutela del territorio, leggi troppo spesso impunemente aggirate. Hanno contribuito alle raccolte fondi anche i Bacini di Pesca, il Cai, Italia Nostra, il Comune di Longarone e le società Patagonia e Lush.

Altri ricorsi pendono al TSAP (Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche) per Maè, Liera e Sarzana.
            
Se da una lato è materialmente impossibile ricorrere al TSAP - ed eventualmente alla Cassazione - per tutti gli impianti autorizzati che presentano illegittimità, che sono purtroppo moltissimi, dall’altro non sarebbe neppure ETICO che i cittadini debbano continuare a tassarsi pesantemente per salvaguardare un Bene Comune che spetta alle Istituzioni tutelare.                                                                               

Non è dunque con i ricorsi che si può pensare di vincere la battaglia per i fiumi, ma è indubbio che sarebbe più difficile vincerla senza queste tre sentenze, che sono di riferimento anche per la Commissione Europea, presso la quale è ancora aperta una procedura di pre-infrazione nei confronti dell’Italia per il mancato rispetto della Direttiva Acque.

Siamo tutti consapevoli che serve una riconversione energetica che abbandoni la strada delle energie fossili, ma non tutto quello che è rinnovabile è anche sostenibile, e non è con gli “imbrogli ecologici” di questo tipo, che provocano più danni che vantaggi, che si affronta l’emergenza del riscaldamento globale.
            

Le Associazioni:
WWF OA Terre del Piave Belluno e Treviso
Comitato Peraltrestrade Dolomiti
Italia Nostra Nazionale
Mountain Wilderness Italia
Free Rivers Italia

05/11/2019 -

Pubblicato sul giornale n. 0 -


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