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RIFLESSIONI OLIMPICHE

Non tutti i cittadini di Cortina sono in preda del sogno olimpico. Alcune riflessioni dopo l’assegnazione dei Giochi

In questo momento di euforia collettiva, che vede schierati per la vittoria la maggior parte della popolazione, delle autorità e dei mass media, vorremo ugualmente esprimere alcuni spunti di riflessione da un differente punto di vista, anche a rischio di passare per i soliti guastafeste.

Quando si gareggia in due, o arrivi primo o arrivi secondo, questo per dire che:

    1) non è il caso di gridare al “miracolo italiano” per questa assegnazione;
    2) è il caso di ricordare che la maggior parte degli altri competitors (Calgary, Innsbruck, Sion…) hanno preferito ritirare la loro candidatura. Ciò dovrebbe farci riflettere sul fatto che non tutti vedono nell’organizzazione delle Olimpiadi questa incondizionata opportunità di sviluppo, la soluzione di tutti i problemi e il sicuro tornaconto economico.

A sostegno di questa visione basterebbe leggere uno studio dell’Università di Oxford che evidenzia come non ci sia un’edizione olimpica senza uno sforamento dei costi preventivati: “il 79% ha sforato di più del 50%, mentre il 47% addirittura del 100%, ovvero i costi sono raddoppiati”. Basterebbe ricordare come il colpo di grazia all’economia della Grecia l’abbia dato l’organizzazione dei Giochi Olimpici del 2004 e come Torino, sede dei Giochi olimpici invernali del 2006, risulti essere tra le città più indebitate d’Italia, per non parlare dello stato di abbandono in cui versano la maggior parte delle strutture realizzate per quello scopo.

Esistono poi delle perplessità su questa logica del rincorrere i Grandi Eventi: sono più di 30 anni che Cortina si candida a destra e a manca, anzi dirò di più: siamo nel bel mezzo dell’organizzazione di un Grande evento perseguito per anni, i Mondiali di Sci 2021, e tutto ciò non ha evitato che il paese andasse sempre più indietro. Le presenze turistiche sono in continuo calo, l’imprenditoria passa sempre più di mano dai locali ad investitori di fuori, i servizi per i residenti sono soggetti a continui tagli e, cosa ben più preoccupante, il continuo calo della popolazione: se nascono poco più di 20 bambini all’anno, a chi lasceremo la famosa LEGACY di questi grandi eventi?

Di massima importanza è la questione ambientale: le Dolomiti sono un ambiente fragile e sappiamo tutti come questi Grandi Eventi siano l’alibi per la realizzazione di infrastrutture varie, ci sono numerose pressioni per il prolungamento della A27, per la realizzazione di collegamenti sciistici, per attuare Piani Casa con aumenti volumetrici, insomma terreno fertile per speculazioni e sfruttamento del territorio di ogni tipo.

Ora mangeremo pane e Olimpiadi per i prossimi 7 anni; speriamo che questo non porti a perdere di vista altri aspetti della vita del paese, a cominciare da un’offerta turistica che non punti solamente al solito target degli sport invernali, al recupero di certe aree degradate del paese, ma soprattutto a salvaguardare il nostro territorio perché quello è il nostro futuro, quella è la nostra ricchezza.

Nessuno di noi ha la verità in tasca né tantomeno può prevedere il futuro, viviamo tutti di speranze e di aspettative; speriamo che il sogno di oggi non si trasformi nell’incubo di domani, speriamo di non dover dire mai “ve l’avevamo detto”.

Buon lavoro a tutti

Roberta de Zanna

foto: Franco Olivieri

26/06/2019 - Redazione


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