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ANALISI METEOROLOGICA DELL’ANNO 2018 con riferimento alla provincia di Belluno (aggiornata al 27 dicembre)

Il 2018 è risultato più caldo e più piovoso del normale, segnato indelebilmente dalla straordinaria fase di maltempo di fine ottobre.

L’anno  è  iniziato  con  un  mese  di gennaio  più  mite  e  più  piovoso/nevoso  del  consueto,  mentre  febbraio  ha  mostrato caratteristiche opposte, cioè abbastanza freddo e con poche precipitazioni. La primavera ha  palesato  condizioni  altalenanti,  con  un  marzo  freddo  e  piovoso,  un  aprile  caldo  e soleggiato e un maggio caldo e molto instabile e piovoso. L’estate è stata nel complesso più  calda  ma  anche  più  instabile  e  piovosa del  normale.  L’autunno  si  è  dimostrato  più caldo e più piovoso, soprattutto per la straordinaria fase di maltempo di fine ottobre. Infine dicembre è risultato siccitoso e più caldo del consueto a fondovalle.

Le  temperature  medie  annuali  sono  risultate  mediamente 1°C superiori alla norma, che  fanno  del  2018  uno  degli  anni  più  caldi  da  quando  si  effettuano  misurazioni sistematiche  (al  pari del  2014  e  del  2015).  Per  alcune  località  si  è  trattato  dell’anno  più caldo in assoluto, come ad esempio a Santo Stefano,  a Forno di Zoldo e a Belluno. Nella città  capoluogo,  di  cui  si dispone  una  serie  storica  di  140  anni,  si  è  superato  di  0.3°C anche  il  2014,  che  a  sua  volta aveva  stabilito  il  record  di  anno  più  caldo.  Dopo  il  freddo bimestre  febbraio-marzo,  i successivi  9  mesi  hanno avuto  sempre  temperature  medie mensili superiori alla norma.

Le  precipitazioni  totali  annuali  (mediamente  fra  13 00  e  1900  mm)  sono  state  più abbondanti del normale, con esuberi fra i 200 e i 300 mm. Il mese più piovoso è stato ottobre (piogge quasi tutte concentrate a fine mese ), quello più asciutto dicembre. Anche la frequenza delle precipitazione è stata superiore alla media, con 10-20 giorni piovosi in più (112-135, a seconda delle zone, contro una medi a di 102-114).

Di questo mese si devono ricordare:  
•    L’intenso  episodio  di  maltempo  di  tipo  sciroccale nei  giorni  8  e  9  gennaio,  con dissesti idrogeologici ed allagamenti diffusi (favoriti dal terreno gelato), un anomalo rialzo termico e nevicate solo a quote alte;
•    L’ondata di freddo di fine febbraio;
•    Le  disastrose  grandinate  e  i  dissesti  del  12  giugno  in  alcune  zone  del  Feltrino  e della Valbelluna, provocate da una supercella temporalesca;
•    Gli  altri,  numerosi  forti  temporali  fra  giugno  ed agosto,  con  danni  in  diverse  zone. Fra tutti si cita quello, di eccezionale intensità,  che ha colpito il 1° agosto le frazioni di  Cortina  ai  piedi  delle  Tofane,  con  intensità  di pioggia  doppi  rispetto  ai  record precedenti.
•    L’onda  di  calore  della  prima  settimana  di  agosto, con  forti  condizioni  di  afa  in Valbelluna
•    Le due fasi di caldo anomalo nelle prime tre settimane di settembre;
•    L’intenso  episodio  di  Föhn  del  24  ottobre,  che  ha propagato  e  successivamente alimentato  per  più  di  48  ore  un  vasto  incendio  alle  pendici  delle  Pale  di  San Lucano, a Taibon Agordino. Il Föhn ha causato diffusi danni per le raffiche di vento e  ha  provocato  un  eccezionale  rialzo  termico  nel  pomeriggio,  con  massime  di 30.5°C  a  Feltre,  29.2°C  a  Belluno  e  27.5°C  ad  Agordo.  Straordinaria  anche l’escursione  termica  giornaliera  in  Valbelluna  di  questo  giorno,  con  26-27°C  di differenza fra la minima e la massima;
•    Infine l’evento alluvionale dei giorni 27, 28 e 29  ottobre, accompagnato da un vento fortissimo nel tardo pomeriggio-sera del 29. In circa 84 ore sono caduti 716 mm a Soffranco  (Longarone),  659  mm  a  Sant’Andrea  (Gosaldo),  636  mm  a  Col  di  Pra’ (Taibon),  595  mm  a  Sappada  e  565  mm  ad  Agordo.  Nel momento  di  massima potenza il vento ha raggiunto raffiche di 192 km/h sul Monte Cesen, 161 sul Monte Faveghera, 121 a Perarolo, 114 a Caprile, 109 ad Agordo, 107 a Quero e 105 km/h  a Longarone  Se le precipitazioni e i dissesti idrogeologici verificatisi in molte zone, sono  paragonabili  a  quelli  dell’alluvione  del  1966,   l’intensità  e  la  durata  del  vento che  ha  investito  la  montagna  veneta,  (segnatamente Bellunese  e  Vicentino),  con conseguenti estesi schianti boschivi e danni ad edifici, non trova alcun riscontro nel recente passato.

A.R.P.A.V. – Dipartimento Regionale per la Sicurezza
del Territorio – Centro Servizio Idrogeologici

02/01/2019 -


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