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Parte il ricorso al Tar contro lo spostamento del volume dell'ex stazione d'arrivo della Funivia Pocol

Contestata la delibera del commissario che consentirebbe di costruire due edifici a Grava di Sopra

Il Comune di Cortina si dovrà difendere da una decisione dell’ex commissario straordinario De Rogatis assunta il 9 giugno 2017, ultimo giorno utile prima di lasciare il suo incarico. Il Comune ha infatti impegnato 9.000 euro per l’affidamento dell’incarico all’avvocato Enrico Gaz di Feltre, per autorizzare il sindaco Ghedina a resistere in giudizio nel ricorso al Tar promosso da alcuni privati per l’annullamento della deliberazione n. 40 del 9 giugno 2017.

Si tratta di un atto  relativo all’istanza della F.lli Alverà srl e Logan srl per lo spostamento dell’edificio dismesso dell’ex stazione di arrivo della funivia Cortina-Pocol, in località Pocol, su un terreno in località Grava di Sopra, ove poter costruire due edifici, uno ricettivo, e uno residenziale.

Il recupero dell’ex stazione di arrivo della funivia Pocol è nato come Piruea nel 2004, assieme ad altri 8 edifici - l’ex Kinderheim Ca’ dei Nani, Hotel Cavallino, Hotel Girardi, Hotel Flora, Pensione Villa Alessandra, Pensione Marmarole, l’Hotel Tiziano, e la stazione di partenza della funivia Cortina-Pocol.

I Piruea sono dei piani integrati di recupero urbanistico, edilizio e ambientale che si concretizzano nella possibilità di recuperare, cambiandone la destinazione d’uso originaria, degli edifici dismessi in zone considerate degradate, caratterizzati da un’equa ripartizione tra soggetto pubblico e privato dei benefici derivanti dalla loro attuazione. I criteri iniziali per l'attuazione dei Piruea, approvati dal Consiglio comunale nel dicembre 2004, erano stati stabiliti nella cessione di almeno il 10% della superficie commerciale o residenziale, ovvero l'attribuzione al Comune del maggiore importo tra il 35 e il 50% dell’utile. Criteri che sono poi stati aumentati  dal Consiglio comunale nel febbraio del 2009, innalzando il beneficio pubblico ad una quota pari o superiore al 60% dell’utile ricavato dall’operazione.

Con la delibera n. 40 del 2017 l‘ex commissario De Rogatis cambia completamente le carte in tavola: si dà la possibilità ai compratori dell’ex stazione di arrivo della funivia di lasciare l’area oggetto del piano di recupero al Comune: questo riceverà un importo di 200 mila euro da convertire in opere pubbliche, pari ad un utile del maggior valore del 55% in base alle stime dei privati, mentre F.lli Alverà srl e Logan srl otterranno la possibilità di costruire due fabbricati a Grava di Sopra, uno ricettivo con foresteria di 1800 metri cubi, e uno residenziale di 700 metri cubi.

La Delibera di De Rogatis  è integrata con il parere favorevole sulla regolarità tecnica della proposta da parte del responsabile del Servizio Urbanistica e Lavori Pubblici Stefano Zardini Lacedelli e della regolarità contabile del responsabile del Servizio Economico e Finanziario Augusto Pais Becher. Pareri che vengono contestati dai ricorrenti al Tribunale Amministrativo.

I ricorrenti segnalano, infatti, degli errori nelle misure eseguite dalla parte privata riguardo alle superfici edificabili riportate nell’istanza e nella delibera, che sarebbero non di 2500 mc, bensì 1800. Si contesta inoltre la posizione privilegiata di belvedere sulla conca: la stazione in oggetto è in una posizione arretrata, mentre la fascia di terreno di belvedere risulta essere di proprietà delle Regole, e il valore quindi cambia rispetto a quello dichiarato nell’istanza. Verrebbe così a mancare il principio del beneficio pubblico: in cambio di soli 200 mila euro, il Comune acquisirebbe un’area che sarebbe un costo per la comunità, senza un riflesso positivo.

Nel ricorso si contesta anche la destinazione urbanistica inserita nella delibera, che non è residenziale o ricettiva, ma, come previsto nella scheda del Prg, di “Attrezzature e servizi”. La costruzione dei due edifici a Grava  inoltre non rientrerebbe nella pianificazione urbanistica contenuta nel Prg che non permette l'edificazione di edifici per motivi precisi e non derogabili.

Il Tar dovrà valutare tutte le osservazioni presentate nel ricorso. Questa delibera potrebbe costituire un pericoloso precedente, in quanto darebbe il via a numerose richieste da parte di compratori di edifici dismessi da recuperare (quali ad esempio ex stazioni di impianti a fune), i quali potrebbero chiedere lo spostamento dei volumi dismessi in aree adibite nell'attuale Prg a prato, sballando il processo di Pianificazione Urbanistica attuato nel corso degli anni precedenti.

Il Comune dovrà ora decidere il da farsi: se resistere in giudizio contro il ricorso al Tar di Da Riz e altri, oppure se annullare la delibera in autotutela, per evitare altri casi simili, che sarebbero oggetto di ulteriori contenziosi.

Nella foto: il terreno a Grava di Sopra dove dovrebbero sorgere i due edifici

01/02/2018 - Marina Menardi


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