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Carabinieri arrestano una banda di rom specializzati nei furti sulle autovetture in sosta

La scorsa estate la banda aveva operato sui passi dolomitici una serie di furti sulle autovetture in sosta

Bolzano. Si è definita con tre arresti nel capoluogo alto atesino l’indagine dei carabinieri di Cortina d’Ampezzo su una banda che la scorsa estate aveva terrorizzato i passi dolomitici con un’incredibile serie di furti sulle autovetture lasciate in sosta dai numerosi escursionisti presenti in stagione. L’operazione conclusiva, condotta in gran riserbo a cavallo dei giorni di Natale con il prezioso supporto della Compagnia Carabinieri di Bolzano, ha così permesso di assicurare alla giustizia tutti e tre i responsabili.

Un crimine a “conduzione familiare”, a finire in manette CARI Carlo, 56 anni, CARI Conan, 20, e PASQUALE Gimmi, 26, rispettivamente padre, figlio e cognato, tutti rom con precedenti specifici per reati contro il patrimonio che da anni risiedono nell’area di Bolzano. La mancanza di una dimora certa degli indagati ha rappresentato una difficoltà aggiuntiva per gli investigatori al momento della cattura: all’inizio, il 23 di dicembre, l’unico ad essere individuato era stato il più giovane dei tre, ma le ricerche ininterrotte hanno portato ad individuare nel pomeriggio di ieri, presso l’abitazione di un conoscente, anche il padre CARI Carlo; poco più tardi, sentendosi ormai braccato, si è presentato in caserma PASQUALE Gimmi, l’ultimo del gruppo.

Il fenomeno dei furti predatori sui veicoli parcheggiati lungo i passi dolomitici, veri e propri raid con numerosi obiettivi colpiti nello stesso giorno, era noto da tempo ed ha sempre generato particolare allarme sociale, ragione per la quale lo stesso è stato oggetto di particolare attenzione da parte dei presidi dell’Arma sul territorio a cavallo tra le Provincie di Belluno e Bolzano. Durante l’ultima estata si era però registrato un anomalo incremento dello specifico reato rispetto agli stessi mesi dell’anno precedente, circostanza che, da quando il dato statistico aveva iniziato ad avere sufficiente significato, aveva fatto ipotizzare che gran parte dei furti potessero essere riconducibili ad un medesimo gruppo criminale dedicatosi con assiduità a tale attività delittuosa.

Il modus operandi emerso nel corso delle indagini era infatti sempre lo stesso: un’azione condotta con estrema velocità mediante la rottura dei cristalli dei veicoli o, in via residuale, la forzatura delle serrature, senza alcuna cura per il danno eventualmente causato al mezzo.

La banda percorreva le maggiori vie di comunicazione montane in cerca di potenziali obiettivi nella aree di sosta, individuati i quali, mentre un complice rimaneva alla guida, gli altri due guadagnavano l’accesso al mezzo, asportando tutto quello che trovavano, e rimontando a bordo; durante la fuga in macchina veniva poi verificato quello che era stato arraffato, abbandonando in zone appartate quanto non ritenuto di valore o di interesse. Una tipica azione “mordi e fuggi”. Stranieri la gran parte dei veicoli colpiti, ritenuti con ogni probabilità un obiettivo più remunerativo alla luce del fatto che i turisti d’oltralpe sono più avvezzi alle escursioni in alta montagna – anche di giorni – e meno attenti a non lasciare incustoditi beni di valore all’interno dei propri mezzi.

L’impossibilità di reperire utili elementi investigativi sia dalle denunce di furto presentate dalle vittime (quando venivano a conoscenza del reato al termine delle escursioni ormai i rei si erano già allontanati), che dai sopralluoghi effettuati sui veicoli colpiti (azione criminale relativamente semplice che spesso si sostanziava nella rottura di un finestrino con un mezzo contundente occasionale), in aggiunta ad un territorio troppo vasto per essere monitorato con efficacia costante, ha così costretto i carabinieri a ricorrere all’analisi statistica per poter sviluppare un’adeguata opera di contrasto al fenomeno.

Utile lo scambio di informazioni con i colleghi della Polizia di Stato che ha permesso all’Arma di studiare con accuratezza tempi, luoghi e modalità d’azione del trio criminale, orientando le proprie gazzelle e le proprie pattuglie in borghese, spesso appostate nei boschi, secondo precisi schemi di sorveglianza preventiva. Era emerso infatti che gli episodi interessavano principalmente la fascia oraria tra le 12.00 e le 16.00/17.00, durante la quale gli escursionisti più mattinieri ancora non sono rientrati alle proprie auto e i più ritardatari sono comunque partiti (maggior numero di auto, meno possibilità di incontrare i proprietari), mentre sotto il profilo geografico, sebbene fosse già evidente una predilezione per i passi dolomitici, era stata evidenziata nel tempo una maggiore concentrazione di furti lungo la direttrice Cortina – passo Falzarego – passo Valparola (in tutto il 70% degli eventi), verosimilmente per la presenza di un maggior numero di sentieri che permettono agli escursionisti di inoltrarsi per i monti.

Una prova di perseveranza ed efficienza da parte di una struttura organizzativa, quella dell’Arma, che fa della capillarità sul territorio il proprio punto di forza. A fine settembre, dopo circa un mese di servizi mirati, durante i quali i sospetti dei militari si erano indirizzati verso i passeggeri di una Fiat 500 Abarth di colore giallo notata spesso aggirarsi nella zona, un aiuto ai carabinieri ampezzani è arrivato dai colleghi di Corvara, con la segnalazione del transito del veicolo oggetto di ricerche in direzione del bellunese.

Tanto è bastato, i militari di Cortina erano già sul posto e la sportivissima citycar italiana è stata subito fermata in località Son dei Prade, lungo la SR 48, mentre si avvicinava alla Regina delle Dolomiti. Quando hanno verificato che a bordo vi erano tre rom, tutti già ampiamente noti alle FF.OO., non hanno esitato a portarli in caserma per accertamenti condotti in sinergia con i colleghi di Corvara, immediatamente intervenuti in supporto.

All’interno del mezzo beni di ogni genere: vestiti sia da uomo che da donna (alcuni ancora con l’etichetta del negozio), smartphones, materiale informatico, souvenir dell’Oktober Fest, beauty case con trucchi da ragazza, etc., praticamente un’antologia di potenziale refurtiva immediatamente sottoposta a sequestro dall’Arma. Sebbene la provenienza illecita del materiale fosse di tutta evidenza e le giustificazioni fornite dai tre rom non fossero assolutamente convincenti, non avendo in mano le denunce di furto da parte delle ignare vittime, ancora impegnate nelle loro escursioni sui monti, i militari hanno dovuto permettere ai tre di fare rientro a Bolzano.

Ma era solo un arrivederci, le successive indagini dell’Arma ampezzana, coordinate dalla Dott.ssa Gallego della Procura di Belluno, hanno dapprima permesso di individuare i proprietari dei beni sequestrati, tutti risultati vittime di furto durante la mattinata in cui i tre ladri erano stati identificati, per poi andare a ritroso nel tempo, collegando alla stessa banda una serie di furti iniziata a maggio.

Facendo riferimento al solo territorio bellunese, dei 33 furti avvenuti durante l’estate lungo le vie che collegano i passi dolomitici della zona, almeno 25 sono risultati potenzialmente riconducibili ai tre arrestati, ma sono in corso ulteriori approfondimenti investigativi per quantificare gli analoghi episodi accaduti nello stesso arco temporale nel territorio alto atesino. Al momento la stima approssimativa dei beni rubati ammonta a circa 24.000,00 euro (tablet, cellulari smartphone, attrezzatura tecnica da montagna, vestiti, contanti, etc.), refurtiva verosimilmente già smerciata durante l’autunno, cui si devono aggiungere gli ingenti danni provocati ai veicoli.

L’emissione della misura cautelare da parte dell’Autorità Giudiziaria non poteva arrivare con maggiore tempestività, l’avvio della stagione turistica invernale avrebbe rappresentato una ghiotta occasione che il trio non si sarebbe di certo lasciato sfuggire; la grande concentrazione di veicoli prevista in inverno nei parcheggi degli impianti di risalita ai piedi dei numerosi comprensori sciistici della zona, infatti, avrebbe fornito un nuovo “territorio di caccia” dove ripetere un’attività così redditizia sotto il profilo criminale.

Gli arresti eseguiti dai carabinieri negli scorsi giorni hanno così permesso anche di arginare un danno di immagine non indifferente per il turismo della conca ampezzana, tutelando in tal modo il lavoro delle tante attività commerciali e ricettive legate proprio all’industria del turismo. Il confronto umano con le vittime dei vari reati, tutti turisti rimasti “scottati” dalla brutta esperienza avuta in estate, aveva imposto all’Arma il massimo riserbo sulle attività in corso, senza dare alcuna pubblicità al fenomeno criminale nonostante si sapesse da tempo di essere sulla buona strada, proprio per poter rendere pubblica la vicenda nelle sue reali dimensioni solo nel momento in cui è stato possibile fornire una risposta completa e rassicurante alle giuste istanze di sicurezza di residenti, turisti ed operatori di settore.

Appare assolutamente doveroso sottolineare come un grande ausilio alle indagini sia arrivato dalle telecamere di videosorveglianza recentemente installate dal Comune di Cortina d’Ampezzo, le quali hanno permesso di cristallizzare i diversi passaggi dei tre rom bolzanini in entrata ed uscita dal territorio bellunese.

In tal senso, nel ricordare come anche le installazioni di videosorveglianza privata da parte di cittadini e pubblici esercenti siano da incentivare alla luce degli enormi vantaggi che portano in termini di prevenzione e repressione dei reati, i riflessi diretti sull’attività turistica suggerirebbero alle società di gestione degli impianti di risalita, laddove non avessero ancora provveduto, di dotarsi di telecamere nelle aree di parcheggio alla base dei comprensori sciistici. L’analisi della scorsa stagione turistica invernale, infatti, sebbene non abbia evidenziato particolari emergenze di sicurezza, ha però messo in luce una latente casistica di furti su autovettura che, alla luce di quanto accaduto l’estate scorsa, parrebbe opportuno contrastare prima che desti un vero allarme.

I tre rom arrestati, tutti associati al carcere di Bolzano, dovranno presto rispondere davanti all’A.G. bellunese di concorso in furto aggravato e ricettazione.

Maggiore Cristiano Rocchi
Compagnia Carabinieri di Cortina d’Ampezzo

Nella foto: ladri ripresi da lontano durante uno dei furti della scorsa estate, in loc. Valparola

29/12/2016 - Redazione


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