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A proposito di guerre UN UOMO CON LA U MAIUSCOLA

Il colonnello Giovanni Biddau in Jugoslavia durante la Seconda Guerra Mondiale salvò numerose vite di coloro che avrebbero dovuto essere suoi nemici

Mi riferisco al colonnello Giovannico Biddau, padre della mia Consorte, nato a Ploaghe (Sassari) il 7 aprile 1896. Già giovanissimo volontario nella Prima Guerra Mondiale, dove si guadagnò promozioni e medaglie al valore, allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, con il 152 Fanteria della Brigata Sassari, occupò la Jugoslavia. Rimpatriata la Brigata Sassari, fu nominato, con il grado di colonnello, Comandante del Reggimento Lombardia, e fu a capo di un presidio a Dernis, in una zona a stretto contatto con gli uomini di Ante Pavelic, il fascista slavo.
Nello stesso periodo e nello stesso territorio operavano già i partigiani di Tito, che rappresentavano l'etnia serba. L'atavico odio tra Serbi e Croati scatenava terribili vendette. Il Colonnello Biddau restava inorridito dalle scie di sangue lasciate di notte sulle strade dai corpi trucidati dei serbi e infilati nei sacchi. Dette, a un certo punto, l'ordine di formare una «carovana militare» per portare in salvo questa gente di ogni ceto sociale, che poi si premurò di manifestargli la sua gratitudine con lettere e doni commoventi. Mia moglie conserva gelosamente alcune di queste lettere che costituiscono una documentazione di estrema importanza e rarità, ed oggi più che mai attuali perché dimostrano l'immensa gratitudine di quella povera gente nei confronti di un italiano conquistatore.
«Pensare che Voi dovevate venire in patria nostra quali nostri nemici - scrive il dottor Ivo J. Giovi di DRNIS (Dernis) - ed invece siete divenuti nostri benefattori, liberatori, fratelli, vendicatori di tutte le ignominiose ingiustizie, inflitteci dai nostri confratelli e connazionali!... Quando nel raccontare si nomina il Comandante Colonnello Biddau, allora cessa la forza di favella e non si sentono più le parole, bensì sui volti degli uomini aspri e duri, si vedono le lacrime, unica echo e visibile testimonianza di sentita e profonda gratitudine della nostra gente».
Lo spazio non mi consente di riportare questa meravigliosa lettera per intero: ne spedirei, comunque, una copia, guarda un po', a Gheddafi!
È triste, infine, pensare che il Colonnello Biddau, deportato politico per aver resistito ai tedeschi in Jugoslavia, morì il 4 aprile 1945, quindici giorni prima dell'arrivo degli Americani, nel campo di concentramento di Flossenbürg, nel Palatinato Bavarese, dove fu deportato. «Esausto per una colite intermittente che all'infermeria non gli curarono dopo averlo canagliescamente maltrattato, fu dimesso come guarito. Il male aveva invece raggiunto una tale gravità che le poche possibilità di cura offertegli dagli amici non bastavano per lenirlo. Perdute le forze, perduta la volontà di vivere, si afflosciò come un cencio.
Lui così forte, aitante, così pieno di volontà e di fede, morì sotto un albero in un pomeriggio gelido e ventoso, componendo il bel viso nel placido sonno della morte» (in «Flossenbürg - Ricordi di un generale deportato di Gaetano Cantaluppi - Edizioni Mursia, 1995).

01/05/2011 - Roberto Pappacena

Pubblicato sul giornale n. 84 - Maggio 2011


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