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Dal tablet ultimo grido alla stufa a pellet per l’inverno

Tre i denunciati dai Carabinieri di Cortina d'Ampezzo per truffa on-line

Cortina d’Ampezzo. A conclusione di due differenti attività d’indagine avviate alla fine dello scorso anno dalla Stazione Carabinieri di Cortina d’Ampezzo, sono stati identificati e deferiti alle competenti Autorità Giudiziarie tre presunti truffatori per aver utilizzato il sito di annunci www.subito.it per ingannare degli ignari utenti della rete desiderosi di fare acquisti a buon mercato.

La storia è amaramente simile a tante altre che negli ultimi tempi si verificano con frequenza sempre maggiore, complice l’ormai ampia affermazione di internet quale strumento per le transazioni di beni e servizi.

Nel primo caso il truffatore non ha avuto pietà nemmeno per un giovane cadorino venticinquenne con la necessità di risparmiare qualche denaro per arredarsi casa, la speranza di trovare convenienza su internet si è infranta con uno dei soliti “corsari” della rete che non si è fatto scrupoli di lasciarlo al freddo e al gelo dell’inverno di montagna: la stufa a pellet per la quale il ragazzo aveva già pagato i 600,00 euro pattuiti non ha mai preso la via delle dolomiti, costringendo la vittima del reato a denunciare la truffa all’Arma e a ringraziare il meteo che non ha fino ad oggi portato temperature eccessivamente rigide.

Come spesso accade, una volta incassato il denaro che il cadorino aveva versato sulla carta postepay indicata dal falso venditore, il truffatore senza cuore ha fatto perdere le proprie tracce, non rispondendo né alle mail né alle telefonate.

Le indagini condotte dai carabinieri di Cortina hanno almeno permesso di riequilibrare la bilancia della giustizia, il malfattore è stato identificato in un coetaneo originario di Napoli, con precedenti specifici per episodi analoghi. Nonostante gli accorgimenti tecnici presi, l’esperienza maturata nel settore delle truffe on-line non è stata in questo caso sufficiente ad evitargli la denuncia per truffa aggravata.

Nel secondo caso la vittima è invece un quarantacinquenne siciliano della provincia di Catania, in Cadore per lavoro, ansioso di mettere le mani sull’ultimo nato dei tablet Samsung linea Galaxy Note.

L’uomo, rassicurato dalle dichiarazioni del falso venditore che si era dichiarato un poliziotto in servizio nel condurre la trattativa – tecnica sempre più diffusa nell’ambito delle truffe per carpire la fiducia dei malcapitati –, non aveva dato grande peso all’eccessiva convenienza dell’accordo raggiunto, versando a cuor leggero i 250,00 euro di caparra richiesti sulla carta postepay indicata dal truffatore.

In seguito, non avendo mai ricevuto l’oggetto dei desideri, anche lui si è visto costretto a rivolgersi ai militari di via Guide Alpine.

La storia passa così da un’isola all’altra, in questo caso, infatti, i due soggetti che si è scoperto essere responsabili in concorso tra loro della truffa aggravata ai danni del siciliano sono due giovani venticinquenni sardi, originari di Sassari, entrambi con numerosi precedenti specifici.

Secondo la ricostruzione di quanto accaduto, uno dei due avrebbe messo a disposizione la carta ricaricabile ove effettuare il versamento, mentre l’altro, il finto poliziotto, avrebbe effettivamente condotto la trattativa con l’ignaro acquirente. A carico di quest’ultimo è scattata anche una denuncia per sostituzione di persona, forse dopo avere verificato che le forze dell’ordine vere non scherzano eviterà in futuro di spacciarsi per poliziotto.

Questo genere di indagini sono sempre di particolare complessità a causa delle numerose possibilità che hanno i truffatori di celarsi tra le maglie della rete informatica (conti aperti online intestati a false identità, utilizzo di documenti smarriti o artefatti, utenze telefoniche di compagnie straniere, etc.).

L’intervento dell’Arma è spesso di natura repressiva del reato e non sempre permette la consegna in tempi ragionevoli del bene – in genere esistito solo nell’immaginazione – o la restituzione del denaro versato – subordinata ovviamente alle vicende processuali.

Gli stessi siti internet di annunci virtuali dal canto loro non sono di particolare aiuto a prevenire situazioni simili, essendo concepiti come bacheche on-line con contrattazioni che avvengono in forma privata tra gli utenti senza alcuna intermediazione da parte dei gestori, i quali non si ritengono ovviamente responsabili delle singole vendite.

La prudenza è lo strumento principale a disposizione dei navigatori di internet, laddove negli annunci ci sia qualcosa di poco convincente o il venditore non fornisca sufficienti garanzie è bene desistere dall’acquisto e segnalare la questione ad un ufficio di polizia.

Maggiore Cristiano Rocchi
Compagnia Carabinieri di Cortina d’Ampezzo

13/01/2016 - Redazione


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