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Chi ha paura del referendum?

La lettera di Valentina Zardini, presidente del Comitato Promotore del referendum per la candidatura di Cortina d'Ampezzo ai Mondiali di sci del 2021

Cortina si candida ai mondiali di sci alpino per la quinta volta. O forse no.
Molto dipenderà dall’esito del referendum di iniziativa popolare che, ci auguriamo, si tenga in tempi brevi e veda l’affluenza di un gran numero di cittadini.

Già 400 persone di ogni età, professione e sestiere hanno voluto esprimere concretamente l’aspirazione di partecipare alla decisione riguardo questo ennesimo impegno. Anche alcuni Cortinesi e Ampezzani che, per ragioni di studio o lavoro, vivono fuori dal paese avrebbero voluto sottoscrivere la petizione.

Tutto questo mi rinfranca, perché ho visto una grande partecipazione. Sentire le persone discutere nei bar, in piazza, sui social networks del referendum, dei mondiali, di Cortina candidata unica… mi ha fatto capire che l’argomento interessa, appassiona. La gente di Cortina vuole esprimersi.

Ma, c’è un ma…

In questi mesi l’Amministrazione Comunale ha cercato in vari modi di scoraggiare  i cittadini dall’esprimersi in sede ufficiale.

Inizialmente si è detto che Cortina non si sarebbe ricandidata senza chiedere il parere dei cittadini, poi che chiedere un referendum era da incoscienti.

Successivamente il Sindaco si è impegnato a rispettare il desiderio dei cittadini qualora si fossero raccolte firme a sufficienza per indire il referendum (ma allora perché non accorciare i tempi e indire la consultazione per delibera comunale?) e ora sentiamo Enrico Valle che dai microfoni di Radio Cortina si augura che non si raggiunga il quorum…

Quale quorum esattamente non si sa, dato che né il regolamento comunale sul referendum, né lo Statuto prevedono un numero, una cifra che indichi quanti cittadini debbano recarsi alle urne.

Nel TUEL (Testo Unico per gli Enti Locali)  è scritto che ogni Ente è libero di darsi il regolamento che ritiene più opportuno in materia referendaria, compreso il quorum che può andare dallo 0 al 70%. Dopo aver letto e riletto sia il Regolamento sia lo Statuto di Cortina d'Ampezzo, né io né gli altri referendari siamo stati capaci di scovare quel numerino che indichi una percentuale di votanti per la validità del referendum stesso.

Lo ammetto, se non mi fossi imbarcata in questa avventura e non avessi avuto al mio fianco persone tanto capaci e competenti, anch’io, come molti altri, avrei creduto che il quorum fosse il famoso 50% più uno degli aventi diritto. Invece no. Quello serve per far abrogare una legge, non per una consultazione.

Oggi, dai microfoni di Radio Cortina, il Sindaco ha confermato che il quorum per questo tipo di referendum non è previsto, e questo ci rallegra.

In parole povere: se vanno a votare in dieci, quei dieci deciderebbero per tutti.
 
Ma allora: perché dire che ci vuole il quorum? Perché augurarsi di non raggiungerlo? Di cosa c’è paura? Che vinca il “no”? Ma non si è forse ripetuto in più di un’occasione che l’Amministrazione rappresenta la volontà popolare? E dunque, se vi è tutta questa certezza di conoscere a fondo i desideri della gente, perché non permetterle di dirlo chiaramente, ufficialmente?

I tempi tecnici esistono ed è giusto così, ma mi auguro che non vengano usati per tergiversare oltre quel 1° Maggio che segna l’ufficialità della candidatura. 

Restano tre mesi, tempo più che sufficiente per sbrigare tutte le pratiche. Speriamo.


Valentina Zardini

03/02/2015 - Redazione


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