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20 LUGLIO 1969: L'UOMO METTE IL PIEDE SULLA LUNA

Un evento che solo pochi decenni prima sembrava fantascienza, in realtà cosa ci ha lasciato?

Un bel «brazorà», grande da poter abbracciare il Sorapis, l'Antelao e le Marmarole; da Cortina verso Pieve, Auronzo-Misurina e ancora Ampezzo; le tre vallate del Boite, Piave e Ansiei che saranno unite per le manifestazioni dell'estate 2009.

Pieve e Cortina, in occasione del 400° anno da quando Galileo ha iniziato le sue osservazioni con il cannocchiale, lungo tutta la stagione estiva promuoveranno assieme una cinquantina di avvenimenti relativi, denominati

«Dalla Terra al cielo», che vedranno l'Astrofila Cortina collaborare con il Museo dell'Occhiale di Pieve; per Auronzo dovrebbe continuare la doppia manifestazione di Enrico Cisnetto, quell'InConTra da anni fulcro di incontri con persone e personaggi rinomati.

Si diceva di Galileo Galilei - Pisa 15 febbraio 1564, Arcetri 8 gennaio 1642 - che giusto nel 1609 per la prima volta guardava attraverso quel tubo con delle lenti applicate (apparecchiatura che già l'olandese Hans Lippershey l'anno prima aveva assemblato e che Galileo aveva perfezionato), e qual è stata la prima cosa su cui aveva puntato lo strumento ottico? La luna, la «Casta diva che inargenti…» che da sempre ha affascinato gli uomini; come globo nel plenilunio o falce intanto dei quarti, lume appeso sotto la volta del cielo per far sospirare gli amanti, i poeti ad evocare Erato per i loro sonetti ed Euterpe scendere tra i compositori ad ispirare loro le «suonate al chiaro di luna». Meno richiesta e invocata era la musa Urania.

Povera Luna, da quella volta che nel 1865 Jules Verne scrisse: -Dalla Terra alla Luna- il primo romanzo di fantascienza, non hai più avuto pace: l'uomo ha iniziato a guardarti in altro modo e per altri scopi, per accertarsi se realmente avrebbe mai posato un suo piede magari dentro ad un tuo «occhio», ed a forza di dai e dai, era arrivato quel fatidico 20 luglio di quarant'anni fa: in quella, per noi, notte il mondo intero era rimasto a bocca aperta davanti ai televisori in attesa dell'evento in assoluto mai verificatosi: missione Apollo 11; luogo di lancio, J.F.

Kennedy Space Center 16 luglio; giunti sul nostro satellite nel Mare della Tranquillità dove sono rimasti per 21ore, 36 minuti e 20 secondi; ritornati sulla Terra il 24 ammarando nel Pacifico; in tutto rimasti a zonzo nello spazio 8 giorni, 3 ore, 18 minuti e 35 secondi per la precisione. Tre uomini: Neil Armstrong, comandante e primo uomo sulla Luna; Michael Collins, pilota del modulo di comando e Buzz Aldrin, che pilotava il modulo lunare LEM.

Sei ore dopo aver toccato «luna», Armstrong poggiava piede sul suolo lunare, pronunciando la frase rimasta storica: «Questo è un piccolo passo per un uomo, ma un grande balzo per l'umanità.

» Avevano altresì posizionato una targa con le loro firme e quella del presidente Nixon, ed incisa la dicitura: «Qui uomini del pianeta Terra hanno fatto il primo passo sulla Luna. Luglio 1969 d.C. Siamo venuti in pace per tutta l'umanità.» Curiosità: negli Archivi Nazionali di Washington, c'è una copia del comunicato-stampa, datato 18 luglio 1969, pronto per essere letto dal presidente Nixon nel caso che qualcosa fosse andato per la peggiore e gli astronauti fossero rimasti sulla superficie lunare. Certo che da quel giorno che Wilbur e Orville Wrigt, il 17 dicembre 1903 a Kitty Hawk (Carolina del Nord) si erano alzati da terra con il primo aereo a motore, il Flyer 1, non erano passati che 66 anni; e dai tre metri d'altezza cui erano stati i grado di sollevarsi, ai 384 mila chilometri che di media ci sono tra la Terra e la Luna, il salto è stato sicuramente notevole.

Povera Luna, abbiamo imparato che non sei altro che un globo di sassi e polvere, senza nemmeno colori; materia morta, né acqua né aria. Niente di niente.

Nonostante tutto, quando tu appari nel plenilunio, l'inverno a far baluginare i cristalli di neve e d'estate ad accendere la tua luce, seppur riflessa, sopra i boschi che riverberano i raggi con le loro foglie, chi è che non si perde nel rimirarti con occhi romantici, così come mille e mille anni fa.

Vai avanti col tenere il moccolo agli innamorati perché possano guardarsi negli occhi; a dare ispirazione ai poeti per i loro mille versi e per far vibrare le corde di mille pianoforti per la più dolce delle melodie.

01/07/2009 - Antonio Alberti cuciarin

Pubblicato sul giornale n. 62 - Luglio 2009


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