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VOGLIA DI TRENTINO-ALTO ADIGE

L'intera provincia di Belluno avanza la richiesta di un referendum per cambiare Regione, mentre Cortina l'ha già fatto nel 2007. Venezia è sempre più lontana. Ma siamo davvero pronti per amministrare secondo il modello alto atesino?

CONFUSIONE SECESSIONISTA

Impazza nella provincia di Belluno la voglia di Trentino-Alto Adige: 17.500 firme sono state raccolte per la richiesta di un referendum che ci stacchi dal Veneto per andare nella vicina Regione autonoma. Sono stati presi in contropiede persino i federalisti padani, attoniti e spiazzati di fronte al fatto che qualcheduno, con gli stessi argomenti che loro cavalcano da anni, possa prendere le distanze dalla loro stessa Regione, che si rivela matrigna. Avara verso la provincia di Belluno che - e sono parole del Presidente Bottacin - «subirà una decurtazione dei trasferimenti di 5,5 milioni, risultando la più penalizzata del Veneto» nel nuovo bilancio regionale 2011.

Nella confusione "secessionista" sono poi tirati dentro i nostri Ladini, da sempre in cerca di uno storico ricongiungimento territoriale nel rispetto della propria tradizione. Queste aspirazioni fondate su vicende centenarie, finiscono nel tritacarne della cronaca e della banalizzazione giornalistica, con argomenti che rischiano di fare passare la cultura locale come semplice opportunismo.

 

L'ALTO ADIGE È MIGLIORE

Non vogliamo entrare nel merito storico-culturale - o semplicemente economico - delle ragioni grazie alle quali la provincia autonoma dell'Alto Adige sta vivendo in una condizione di vantaggio e di privilegio. Così come non abbiamo intenzione in questa sede di approfondire il tema del reale legame antropologico, storico e culturale di Ampezzo con i nostri vicini sud tirolesi. Vogliamo invece prendere atto di come il modello di gestione della Comunità alto-atesina sia un paradigma con il quale confrontarsi per migliorare la nostra situazione locale (anche di politica amministrativa).Se volessimo basarci sulle indagini statistiche, la provincia di Belluno si piazza ai primi posti per la "qualità della vita"; salvo poi avere in alcune zone i tassi di alcolismo e di suicidio fra i più alti d'Italia. L'Alto Adige invece - senza tante indagini - è riconosciuto a "furor di popolo" il posto migliore dove stare. È più credibile il senso comune o l'indicatore statistico? Andiamo per "buon senso" e partiamo dunque dal presupposto che l'Alto Adige sia un modello di "buon governo". Se così fosse, e siccome al momento vi sono scarse possibilità di secessione, per coerenza dovremmo almeno richiamarci ai criteri della Provincia autonoma nelle decisioni difficili e nei progetti che elaboriamo.

È facile struggersi e rimpiangere il fatto di non trovarsi sotto la giurisdizione dell'Alto Adige, ma quando poi fa comodo è facile dimenticare i modelli di comportamento (anche il solo tenere in ordine il giardino di casa) ispirati al rigore e al senso civico tipico dei nostri vicini.

 

L'ALTO ADIGE HA I SOLDI: COME LI SPENDE?

Chiaro, si dirà: i fiori sui balconi dell'Alto Adige li paga la Provincia; è facile amministrare con i soldi. Non c'è dubbio che le risorse in Alto Adige siano ingenti. È vero anche che, restando sulla realtà di Cortina, non vi è alcun paese dell'Alto Adige con introiti Ici come i nostri o con possibilità di incassare cash 6 milioni di euro con una pratica urbanistica come il Piruea. Le risorse complessive di Sistema (provincia) sono impari rispetto alle nostre; a livello di Ente locale, cioè senza i trasferimenti, per quanto paradossale possa sembrare, Cortina ha un potenziale maggiore. Ciò non toglie nulla alla constatazione che la ricchezza nasce dall'insieme degli introiti locali e dei trasferimenti (ad esempio per le opere infrastrutturali), ma nella gestione tipicamente locale, Cortina non soffre alcun svantaggio, anzi. Al momento, e fino alla secessione almeno, il discorso da porre è piuttosto il seguente: come spendono i soldi in Alto Adige e come li spendiamo noi? Dobbiamo credere che in Alto Adige non gestiscano la cosa pubblica da ricconi sprovveduti. Nonostante tutto, però, anche loro affrontano i problemi come i nostri e cercano le migliori soluzioni.

Ad esempio, il famoso Acquafun di San Candido tornerà nelle braccia del Comune perché ha una brutta situazione nei conti (e di sicuro dovranno anche loro risolvere il problema delle municipalizzate entro il 2011); il complesso sportivo Cron4 a Brunico (piscina coperta e altro) ha sforato in fase di costruzione di diversi milioni i preventivi, con tanto di polemiche politiche in Consiglio comunale; e così via.

Un approccio disincantato all'analisi della gestione della cosa pubblica altoatesina non deve mitizzarla in un modello ineguagliabile in quanto fondato su risorse illimitate; è più intelligente capirne i meccanismi, farsi un’idea di confronto, rapportare i loro risultati alle nostre realtà.

 

IL CONFRONTO

L’idea che proponiamo e che intendiamo sviluppare nei prossimi mesi in approfondimenti tematici, fino al termine della campagna elettorale 2012, è la seguente: confrontiamo la gestione della cosa pubblica di Cortina con le analoghe situazioni che troviamo in Alto Adige; registriamo le differenze e le analogie; discutiamone i contenuti. Solo attraverso il confronto con un modello di riferimento risulta infatti possibile dimostrare se anche Cortina sta gestendo il bene pubblico con oculatezza e con il buon senso. In termini più semplici, vorremmo fare lo sforzo di tradurre la famosa frase «guardate cosa fanno là dentro» (in Alto Adige) con una certa attività di indagine, di approfondimento, di confronto.

Sul fronte culturale da molti anni le associazioni ladine hanno lavorato concretamente su questi temi; può essere interessante sperimentare il confronto anche nella dimensione economica e amministrativa.

18/09/2011 - Associazione Comitato Civico Cortina

Pubblicato sul giornale n. 81 - Febbraio 2011


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